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Crisi Coopsette, il Pd attacca: “Troppi errori, basta con i padroni”

Il segretario Costa e i responsabili del partito della val d'Enza: "La Legacoop si faccia carico delle famiglie dei lavoratori"

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REGGIO EMILIA – “Le imprese cooperative, di qualsiasi dimensione siano, non sono imprese private, non possono avere un solo ‘padrone’ e non devono dimenticarsi la solidarietà e il mutuo coordinamento all’interno dei luoghi di rappresentanza. Non possono vivere come un ‘fastidio’ i luoghi di confronto. Crediamo che per troppo tempo in certe imprese cooperative si sia peccato di un eccesso di autonomia: dai luoghi di rappresentanza, dalle istituzioni, dal territorio, dai soci lavoratori”.

Il Pd va all’attacco sulla vicenda della crisi di Coopsette e chiede che la cooperazione si assuma le sue responsabilità. Lo fa con un durissimo comunicato stampa firmato da Andrea Costa, segretario provinciale Pd, Fabrizio Ferri, segretario Pd Sant’Ilario d’Enza, Giuseppe Spadavecchia, segretario Pd Cadelbosco di Sopra, Paolo Cervi, sindaco Pd di Campegine, Catia Rasoli, segretario Pd Calerno ed Ermanno Morini, segretario Pd Gattatico e Fabio Montanari segretario del Pd di Castelnovo Sotto. Un attacco che è rivolto sì all’attuale presidente della coop, Fabrizio Davoli, ma in gran parte all’ex presidente, Donato Fontanesi che per oltre trent’anni ha guidato il colosso delle costruzioni.

Scrivono che “a partire da una serie di appuntamenti mancati che oggi mettono in seria incertezza i posti di lavoro e il prestito sociale, nella vicenda Coopsette esistono errori specifici che hanno portato all’epilogo che è sotto gli occhi di tutti”. Aggiungono che questo è “un danno enorme all’immagine di un sistema che ancora oggi, e in settori anche diversi da quello della produzione lavoro, sta registrando numeri di crescita importanti. C’è infine, in questa vicenda, un danno all’intero territorio che rischia di restare escluso dalla realizzazione delle grandi arterie infrastrutturali”.

E avvertono: “La solidarietà va bene, è un segnale di vicinanza, ma non ci vogliamo fermare a questo. Bisogna avere il coraggio di dire anche cosa non è stato fatto per evitare questa situazione. Mentre oggi si chiama in causa la stessa associazione delle cooperative a rispondere del destino dei soci lavoratori e del prestito sociale, ancora in tempi recenti c’era chi ammiccava a progetti politici lontani dal centro sinistra e vagheggiava l’uscita da Legacoop (ritenuta persino una palla al piede) per entrare nel sistema di rappresentanza degli industriali. C’è quindi bisogno di un rapporto sano tra mondo economico e politica, non della politica che si fa sponsorizzare le gare ciclistiche o che utilizzi queste imprese per lanciare avventure elettorali liberiste”.

E concludono: “Alla Legacoop ci rivolgiamo anche noi perché possa, come ha fatto fino ad ora, farsi carico delle famiglie che a Coopsette hanno dedicato la vita, sia lavorando per l’impresa sia affidandole i propri risparmi. E’ un bene che ci sia un soggetto interlocutore con cui, insieme alle Istituzioni, lavorare affinché le ricadute negative di una gestione sbagliata siano le minori possibile”.

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