Coopsette, piano lacrime e sangue: sindacato in rivolta

Portato in assemblea oggi dal presidente Davoli un piano che, di fatto, fa a pezzi la coop di Castelnovo Sotto. Ci sono 250 lavoratori a rischio e per gli altri sono previste una riduzione di stipendio e diritti. La Cgil: "La cooperazione si assuma le sue responsabilità"

CASTELNOVO SOTTO (Reggio Emilia) – Coopsette, se andasse in porto il piano che il presidente Fabrizio Davoli ha presentato oggi in assemblea ai soci lavoratori, non esisterà praticamente più. Per la coop di Castelnovo Sotto, che il 25 ottobre dovrà presentare il piano concordatario in tribunale, è previsto un vero e proprio spezzatino.

L’intenzione è quella di fare diversi affitti di rami d’azienda. Per il comparto traversine ferroviarie e per il settore prefabbricati hanno già presentato una proposta la Margaritelli di Perugia e un gruppo di posatori legato alla Clf (partecipata al 40 per cento da Unieco) che costituirebbe una newco. Le due offerte, secondo quanto ha detto la Coopsette ai sindacati, si equivalgono. In tutto nei due settori troverebbero posto un centinaio di persone.

Il reparto costruzioni della coop finirebbe ad Atikram, società creata da Coopsette e in mano al manager della coop Rocco Magri. La Atikram, a sua volta, potrebbe poi confluire nella Sicrea fondata da Luca Bosi a Modena.

Il problema è che, secondo questo piano, circa la metà dell’attuale forza lavoro di Coopsette, che è di 548 lavoratori, più o meno 250 persone, resterebbe nella coop. A fare cosa? Perché a questo punto dentro la coop di Castelnovo Sotto resterebbe solo la parte immobiliare che, oggi, non dà certo grandi soddisfazioni. Ci sono quindi 250 posti di lavoro a rischio in questo piano.

 

Ma non è finita qui, perché i lavoratori che finiranno ad Atikram e nelle altre newco dovranno subire una pesante riduzione di stipendio e di diritti acquisiti in questi anni.

I sindacati: “Il sistema cooperativo si assuma le sue responsabilità”
Il piano, ovviamente, ha incontrato una dura opposizione dei sindacati. Scrive Rudi Zaniboni: “La Fillea-Cgil di Reggio Emilia manifesta tutte le sue preoccupazioni per i termini di queste comunicazioni, in particolare rispetto alle condizioni che vengono esplicitamente poste e le misure proposte, diverse delle quali non sono nemmeno praticabili, sembrano più provocazioni che richieste e produrrebbero conseguenze contrattuali, economiche e sociali pesantissime per i lavoratori interessati dalle operazioni di affitto e nel contempo lascerebbero tutti i restanti lavoratori in una condizione di precarietà assoluta. Riteniamo che non sia questo il modo per ricercare delle soluzioni condivise e delle risposte adeguate alla crisi di questa azienda, e ai bisogni dei dipendenti e soci”.

Aggiunge Zaniboni: “Dei 548 lavoratori attualmente in forza a Coopsette almeno la metà si troverebbero esclusi dalla speranza di continuità occupazionale e per i restanti viene prefigurato un futuro di salario e diritti ridotti. La nostra preoccupazione viene accentuata ancor di più dalle nuove disposizioni sull’impiego degli ammortizzatori sociali per le aziende con le caratteristiche attuali di Coopsette, che prevedono un periodo di copertura estremamente ridotto. Diventa quindi prioritaria per noi la ricerca di tutte le possibili soluzioni e proposte che prevedano la continuità lavorativa per il maggior numero di lavoratori e che assicurino la migliore salvaguardia dei diritti di ogni singolo lavoratore prevedendo nel contempo un credibile piano di rilancio delle attività produttive”.

E conclude: “Per questo chiediamo con forza di essere parte attiva, assieme ai lavoratori, nelle scelte che meglio garantiscano queste necessità inderogabili. Con la stessa forza chiediamo al sistema cooperativo e a Legacoop di assumersi in pieno le responsabilità che gli competono per la natura della cooperazione e della rappresentanza di essa, per accompagnare Coopsette i suoi dipendenti e i suoi soci, fino alla completa rioccupazione di tutti  in coerenza con la responsabilità sociale che la cooperazione si è assunta nei loro confronti. E alle istituzioni chiediamo una partecipazione attiva e di supporto per l’attuazione di tutte le azioni che si renderanno necessarie a raggiungere gli obiettivi di piena rioccupazione auspicati”.