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Vecchi: “Non prestiamo il fianco ai postini degli imputati”

Il sindaco: "La città deve scegliere se stare dalla parte della legalità e delle istituzioni o da quella sbagliata"

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REGGIO EMILIA – “Gettare ombre, fare illazioni, travisare la realtà, infangare e discreditare per isolare l’avversario e poterlo poi colpire indisturbati è il metodo classico, tristemente noto della mafia”. Questo, secondo il sindaco Luca Vecchi, è l’obiettivo della lettera che gli è stata inviata da Pasquale Brescia tramite un giornale locale.

Scrive Vecchi: “Un’azione che vuole confondere e colpire una comunità e un’Amministrazione pubblica che hanno sequestrato beni illeciti, che si costituiscono parte civile al processo Aemilia, che firmano un Protocollo di legalità rigidissimo con la Prefettura, che lavorano alle White list provinciali e firmano la Carta di Avviso pubblico, per citare alcuni fatti”. Secondo il sindaco ci troviamo di fronte a un “passaggio storico”.

Aggiunge: “A questo è arrivata la nostra città. Ne ha attraversati tanti, con la schiena diritta, seguendo quanto scritto nella Costituzione italiana, con la forza della solidarietà e il coraggio degli ideali. Sebbene sia del tutto nuovo e certo non nelle sue corde, Reggio Emilia è chiamata ad affrontare anche questo nuovo passaggio, il cui segno tangibile – a pochi giorni dall’avvio del processo nel quale il Comune di Reggio è in prima linea – il segno oggi più grave è rappresentato dalla lettera intimidatoria inviata ‘a mezzo stampa’: una persona imputata per mafia  prende carta e penna e con un insieme di falsità e avvertimenti prende di mira minacciando non il sottoscritto come persona, ma l’istituzione che rappresento, Reggio Emilia nel suo complesso”.

Vecchi ricorda che la persona che ha inviato la lettera scrive da un carcere (dove si trova con l’accusa di associazione mafiosa, ndr) e che il Comune gli ha sequestrato beni ingentissimi, affrontando la battaglia nei tribunali e vincendola. Tutto questo, poi, non accade in una settimana qualunque, “perché è la settimana nella quale col ministero siamo alle battute finali per realizzare l’aula del processo Aemilia nel nostro Palazzo di Giustizia. Questo dà fastidio a chi delinque, a chi è mafioso”.

Scrive il sindaco: “Tutta la città deve esserne consapevole, e le centinaia di messaggi che mi giungono in queste ore ne sono una ulteriore riprova; ma bisogna fare uno sforzo ulteriore, perché questa vicenda non è ‘personale’, come vorrebbe che venisse raccontata l’imputato che mi minaccia, ma abbraccia una questione che ha a che vedere con la reazione ‘collettiva’ a queste dinamiche. Per ‘tutta la città’, intendo non solo i vertici istituzionali, ma i corpi intermedi, le associazioni, i cittadini insieme con la classe dirigente, che a diverso titolo e con ruoli diversi influisce sulla consapevolezza sociale e culturale della comunità. Il passaggio storico, il giro di boa è proprio questo: se si presta il fianco ai “postini degli imputati” pronti a recapitare a domicilio fango sulle istituzioni, se – anche involontariamente – si dà una mano al gioco del sospetto, dell’ambiguità e della calunnia criminale, o se invece si sta dalla parte della correttezza, della rettitudine, delle istituzioni democratiche”.

Vecchi rivendica di aver denunciato quanto accaduto senza esitazione perché “la menzogna non è uguale alla verità. Il bianco non è uguale al nero. O si sta dalla parte degli onesti, o da quella dei disonesti”.

E aggiunge: “Per noi non ci sono ‘reggiani’ e ‘non reggiani’, per noi gli unici estranei alla comunità sono i disonesti e i delinquenti, gli altri sono cittadini, nel senso più alto di questo termine. E qui non ci sono, né ci possono essere, sfumature. Credo che questa possa essere una chiave di lettura utile, un modo corretto per affrontare il periodo del processo ‘Aemilia’ che ci apprestiamo a celebrare. In gioco c’è la sicurezza democratica e civile della comunità reggiana, la sua capacità di risposta, in quella maniera solidale, coraggiosa e veritiera che l’ha sempre contraddistinta. Le istituzioni stanno facendo la loro parte, unite e fino in fondo. Questo le rafforza. E a completarne il lavoro, i cittadini, le persone perbene, la gente onesta, schierati dalla parte della della giustizia, della legalità e dell’unità contro ciò che è – in una definizione efficace – cultura mafiosa”.

Conclude Vecchi: “Reggio Emilia è una città di persone oneste, 170mila in tutto, nei prossimi mesi alla sbarra finiranno circa 150 persone a cui vengono contestati reati di mafia. La sede in cui verrà provata la loro colpevolezza o la loro innocenza è il tribunale: ci si difende nel processo, non dal processo. E’ il momento di stare al merito delle questioni, tenendo bene a mente ciò che ci insegna la Costituzione italiana”.

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