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Imputato per mafia scrive lettera di minacce a Vecchi: “Non ci hai difesi”

Pasquale Brescia, in carcere a Bologna per il processo Aemilia, chiede le sue dimissioni per non aver difeso la comunità cutrese e aggiunge sibillino: "Lei è un uomo fortunato". E fa illazioni sulla famiglia del sindaco. Il primo cittadino sporge denuncia. Oggi si riunisce in prefettura il comitato di ordine e sicurezza

REGGIO EMILIA – Una lettera con pesanti minacce e illazioni spedita da un imputato nel processo Aemilia per associazione mafiosa, attualmente nel carcere di Bologna, consegnata dal suo avvocato, Luigi Antonio Comberiati, alla redazione del Resto del Carlino e diretta al sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi. Il mittente è Pasquale Brescia, 48 anni, imprenditore edile ex titolare del ristorante Antichi Sapori di Gaida e proprietario del maneggio di via Croci a Cella, poi confiscato dal Comune di Reggio, considerato dagli inquirenti di Aemilia vicino alla cosca Grande Aracri.

La lettera, che è arrivata al giornale per mano dell’avvocato di Brescia, è di quattro pagine, scritte a mano, in cui l’imputato si rivolge al sindaco e chiede le sue dimissioni. Nella missiva si parla della casa acquistata dalla moglie del sindaco, Maria Sergio, dall’imprenditore imputato nell’inchiesta Aemilia Francesco Macrì e si chiedono, appunto, le dimissioni, ma non per le polemiche scatenate sui media locali da questa notizia, bensì perché il primo cittadino non farebbe abbastanza per difendere i cittadini cutresi che, a dire di Brescia, sarebbero discriminati.

Brescia, secondo quanto riporta Il Carlino, accusa Vecchi di avere iniziato a difendere i cutresi solo quando è stata attaccata sua moglie che è originaria di Cutro e sostiene che sono otto anni che i calabresi vengono ghettizzati a Reggio.

Nella lettera Brescia parla anche del suocero di Luca Vecchi, il padre di Maria Sergio, ricordando come lui è arrivato a Reggio. Gli ricorda pure il funerale del suocero a cui, secondo quanto afferma l’imputato, parteciparono anche esponenti importanti della cosca Grande Aracri, un fatto tutto da verificare che potrebbe servire per calunniare il sindaco e sua moglie.

In alcuni passaggi Brescia scrive, con toni vagamente minacciosi: “Lei è fortunato, voi siete fortunati”. Si riferisce al fatto che la moglie di Vecchi, pur essendo cutrese, non ha ricevuto discriminazioni ed è riuscita a fare carriera diversamente da altri calabresi, nonostante nella sua famiglia ci siano, secondo Brescia, elementi ritenuti controindicati. Per altri suoi conterranei, secondo l’imputato, questi elementi sarebbero sufficienti per ricevere un provvedimento antimafia del prefetto.

Il primo cittadino, nella tarda serata di ieri, è andato in caserma per sporgere denuncia. In seguito all’arrivo della lettera il prefetto ha convocato per oggi un comitato di ordine e sicurezza d’urgenza. I vertici delle forze dell’ordine parleranno di questo documento che, dato che arriva da un imputato di Aemilia, viene considerato minaccioso e potenzialmente pericoloso.