Carovana della pace, due reggiani in viaggio verso Odessa

Giulio Tamburoni, avvocato e Nicoletta Bonati casalinga, marito e moglie di Poviglio, stanno andando nella città che si prepara all'assedio dei russi, insieme ad altri 50 italiani

TIMISOARA (Romania) – I primi 1.200 chilometri sono stati percorsi. Dopo essere passata da Slovenia e Ungheria, la Carovana della pace di #stopthewarnow è arrivata a Timisoara in Romania. I cinquanta partecipanti di un movimento che rappresenta il mondo cattolico (Focsiv, Pax Christi, Beati costruttori di pace, Nuovi Orizzonti, Focolari e molte altre), ma anche realtà del panorama del volontariato e dell’associazionismo laico, dall’Arci alla Cgil, da Mediterranea a “Un ponte per”, si potranno finalmente riposare.

A precederli un bilico con dodici bancali di cibo e medicine che sarà portato a Odessa, meta finale della Carovana. Reggio Sera è in viaggio con loro. Nel nostro pullmino c’è un microcosmo interessante del variegato mondo pacifista italiano. C’è il bolognese Matteo, membro della Papa Giovanni XXIII che ha fatto una scelta di vita molto netta per non diventare, insieme a sua moglie, come dice lui, “una coppia con il lavoro fisso, il cane e l’aperito con gli amici”. C’è Stefano, un giovane ethical hacker che si è “convertito” e ora lavora nel settore della sicurezza informatica. C’è don Mimmo, sacerdote 50enne di una parrocchia alla periferia di Bari e Rocco, un ventenne veneto riccioluto iscritto all’università di Scienze Politiche di Trento che vuole fare il giornalista.

I partecipanti alla Carovana in partenza da Gorizia
odessa

Insieme a loro ci sono anche due reggiani. Sono marito e moglie: Giulio Tamburoni, avvocato e Nicoletta Bonati casalinga. Entrambi di Poviglio. Lei dice: “Siamo stati coinvolti dall’entusiasmo di nostro figlio che, alla fine, non è riuscito a partire. C’è stata questa occasione e siamo andati. Speravamo che ci prendessero e, finalmente, ora siamo qua in viaggio. All’inizio seguivamo la vicenda in Ucraina in modo maniacale. Ora, intorno a noi, vediamo un senso di impotenza e disinteresse che è un po’ spiazzante come se non ci fosse più questa guerra”. Nicoletta si dice contraria all’invio di armi all’Ucraina. La pensa diversamente il marito che è più politico di lei anche perché, dal 2005 al 2008, è stato segretario dell’Udc a Reggio. Commenta: “Dal punto di visto politico non si poteva fare diversamente, perché uno stato deve prendere delle decisioni insieme alla comunità europea”.

(1 parte – prosegue)