Mykolaiv, una città col fiato sospeso che attende l’invasore fotogallery

Sacchi di sabbia e check point ovunque, trincee, gomme ai lati delle strade, per fare barricate, con dentro le molotov già pronte: la gente fa la fila per il cibo e per l'acqua

MYKOLAYV (Ucraina) – Sacchi di sabbia e check point ovunque, trincee, gomme ai lati delle strade, per fare barricate, con dentro le molotov già pronte. La città ucraina di Mykolaiv si prepara così all’assedio dei russi. L’esercito invasore è già stato respinto una volta alle porte della città e ora la linea del fronte di trova a una quindicina di chilometri. L’atmosfera che si respira in questa città, a 130 chilometri a est di Odessa, è diversa da quella che si vive girando per le strade della perla del Mar Nero. Là la gente è rilassata e affolla parchi, ristoranti e negozi, quasi incurante della guerra alle porte. A Mykolaiv non se lo possono permettere: hanno già respinto una volta l’invasore e sanno che, probabilmente, presto dovranno tornare a farlo.

Le strade sono quasi vuote qui, la gente fa la fila per i generi di prima necessità e gli allarmi missilistici suonano in continuazione. Uno di questi posti, dove trovare viveri e acqua è un centro di recupero alcolisti che ora è stato trasformato in un punto di distribuzione di acqua e di cibo. E’ lì che i partecipanti della Carovana della pace di #stopthewarnow hanno scaricato una parte della merce che, con i loro furgoni, hanno portato da Gorizia a Odessa. Con una dozzina di volontari, sul posto, c’era anche monsignor Francesco Savino, vice presidente della Cei che si è rimboccato le maniche e si è messo a scaricare scatoloni pure lui.

Nel centro è appena stata installata una cisterna per depurare l’acqua, perché quella che pescano dalle falde è salata, va desalinizzata e resa potabile. Nessuno ha acqua potabile in casa dato che è stato bombardato l’impianto di potabilizzazione senza il quale, visto che siamo su una laguna e sotto è tutto salato, è impossibile bere l’acqua. In questo edificio sono stati organizzati una serie di aiuti umanitari e sono state soccorse 70-80mila persone. Un’altra attività svolta è quella dell’evacuazione delle persone dalle zone calde del conflitto che vengono ospitate nel centro e poi portate nelle zone occidentali dell’Ucraina o in altri paesi europei. Al momento, da questo centro, sono state evacuate 20mila persone. Ci sono due pullmini che servono fra le 300 e le 400 famiglie ogni giorno a cui distribuiscono gli aiuti alimentari.

Mentre la carovana della pace scarica i suoi scatoloni di cibo, fuori si forma una lunga colonna di persone che attendono di ricevere i pasti preparati per loro dal Comune. Sono uomini, donne e bambini che, fino a quattro mesi fa, conducevano una vita normale: studio, lavoro, casa, giochi. Ora si trovano ad elemosinare acqua e cibo e a vivere sotto il terrore delle bombe e di un’invasione.