Minacce al giudice, don Artoni: “Male interpretate”

L'anziano sacerdote: "Non volevo minacciare la Beretti". Il giorno prima l'altro arrestato, Aldo Ruffini aveva scaricato la responsabilità sul sacerdote: "E' stata una sua iniziativa"

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REGGIO EMILIA – “Sono stato mal interpretato. Non volevo minacciare né tantomeno spaventare la dottoressa Beretti: ho solo riferito, nell’ambito di due incontri avvenuti per altri motivi, delle frasi che mi preoccupavano”. E’ quanto ha detto ieri, nella sua deposizione davanti al gip Luca Ramponi, don Ercole Artoni, accusato di minacce alla presidente del tribunale (nonché giudice di Aemilia) Cristina Beretti.

Il giorno prima l’altro indagato per lo stesso reato, l’imprenditore 74enne Aldo Ruffini che si trova in carcere (don Artoni è ai domiciliari), sempre davanti al Gip Ramponi, aveva invece scaricato tutta la responsabilità sull’anziano prete. Aveva detto: “È stata un’iniziativa del sacerdote, con cui mi ero solamente lamentato del fatto che ingiustamente era stato bloccato dagli inquirenti il patrimonio della famiglia di mia moglie”. Per lui il difensore Nino Ruffini, al termine dell’interrogatorio, aveva chiesto la scarcerazione o in subordine gli arresti domiciliari per il 74enne.

Eppure le accusa al magistrato Beretti,”stia lontana dalla finestra”, “sanno dove studia suo figlio”, secondo l’accusa, sarebbero state un disegno di Aldo Ruffini “mandante” di don Ercole Artoni per ottenere il dissequestro di 14 milioni di euro frutto dell’evasione fiscale di Ruffini. I due sono accusati del reato di “violenza o minacce a corpo giuridiziario” con l’aggravante di essersi fatti scudo della “forza intimidatrice derivante dalla ‘ndrangheta”.

Sull’intercessione a favore del dissequestro, don Artoni ha detto al magistrato di averlo chiesto per lo zio di Aldo Ruffini, che lui conosce come una persona onesta: da qui l’esortazione “ridategli i beni”, senza minaccia. Gli avvocati difensori. Francesca Corsi e Alessandro Nizzoli, hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari, in subordine l’obbligo di dimora nel comune di residenza (Castelnovo Sotto), in subordine la revoca del divieto di comunicare.

 

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