Minacce al giudice, don Artoni resta agli arresti domiciliari

Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Ancona confermando la misura cautelare per il sacerdote

REGGIO EMILIA – Resta agli arresti domiciliari don Ercole Artoni. Così, secondo quanto riporta la Gazzetta di Reggio, ha deciso il tribunale del Riesame di Ancona confermando la misura cautelare per il sacerdote come già aveva fatto con l’altro indagato, il commerciante Aldo Ruffini che invece si trova in carcere.

I due sono accusati di minacce, per circa un anno e mezzo (dal gennaio 2017 al giugno 2018), nei confronti presidente del tribunale Cristina Beretti per ottenere il dissequestro del maxi patrimonio (da ben 24 milioni di euro) di Ruffini. Viene contestata anche l’aggravante di aver fatto riferimento “agli associati della ’ndrangheta cui fanno a capo i Grande Aracri, processati in Aemilia, processo presieduto anche dalla Beretti”. Per questa vicenda il presidente Beretti è da circa un anno e mezzo sotto scorta.

Nella sua deposizione davanti al gip Luca Ramponi, don Ercole Artoni si era difeso così: “Sono stato mal interpretato. Non volevo minacciare né tantomeno spaventare la dottoressa Beretti: ho solo riferito, nell’ambito di due incontri avvenuti per altri motivi, delle frasi che mi preoccupavano”.

Ma secondo l’accusa, le parole rivolte al magistrato Beretti,”stia lontana dalla finestra”, “sanno dove studia suo figlio”, sarebbero state un disegno di Aldo Ruffini “mandante” di don Ercole Artoni per ottenere il dissequestro di 14 milioni di euro frutto dell’evasione fiscale di Ruffini. I due sono accusati del reato di “violenza o minacce a corpo giuridiziario” con l’aggravante di essersi fatti scudo della “forza intimidatrice derivante dalla ‘ndrangheta”.