Via Paradisi, video polemico sul progetto del Comune: è scontro

Il regista Scillitani pubblica un filmato, girato da lui, in cui accusa l'ente di voler espropriare i cittadini. L'assessore De Franco replica: "Ascolteremo ogni singolo residente"

REGGIO EMILIA – “Avreste mai pensato che una pubblica amministrazione possa espropriarvi dalle vostre case di proprietà? Case per le quali avete regolarmente versato le tasse? Fantascienza? No, realtà. E succede in una città con una lunghissima tradizione di sinistra, un simbolo della cooperazione in tutta Italia. Succede agli abitanti di via Paradisi a Reggio Emilia. Il progetto si chiama abitare solidale ed è pubblicizzato come partecipativo”.

Sono le domande che si pone il regista reggiano Alessandro Scillitani che ha pubblicato un video, che potete vedere sotto, da lui realizzato, sulla pagina Facebook dell’associazione Porto Franco, sul progetto di rigenerazione urbana del Comune che prevede il recupero di 58 appartamenti di tre civici di via Paradisi.

Il progetto si chiama “902 / abitare solidale”. Prevede l’acquisto da parte dell’amministrazione comunale delle abitazioni private nei palazzi ai civici 6, 8 e 10 di via Paradisi: una settantina di appartamenti che saranno sottoposti ad un intervento di restauro. Nasceranno 58 unità abitative di edilizia residenziale pubblica, destinate a quello che è stato definito un “mix-sociale abitativo”. A tutte le famiglie residenti in questi immobili verrà offerta una soluzione abitativa alternativa attraverso un percorso di “Accompagnamento all’abitare”.

Il Comune ha ottenuto 5.5 milioni di euro dalla Regione che sono una parte delle risorse necessarie che ammontano ad un totale di 16,9 milioni. Il programma complessivo prevede 8,9 milioni di euro di cofinanziamento comunale e 2,5 milioni di euro di cofinanziamento a carico di altri enti, di cui 1,4 milioni da parte di Acer Reggio Emilia. Il programma di interventi si attuerà attraverso sei stralci attuativi, per una durata stimata di cinque anni.

Nel Pdf che illustra la relazione al piano integrato, che vi mostriamo se cliccate qui, si legge chiaramente, a pagina 9, che “le proprietà private oggetto dello stralcio attuativo saranno oggetto di vincolo di esproprio, disciplinato attraverso l’adozione di specifico strumento urbanistico attuativo (PRU) funzionale all’attuazione dell’intero piano integrato oggetto di candidatura. Con il supporto dell’ACER della provincia di Reggio Emilia e dell’Agenzia provinciale per l’Affitto, la procedura espropriativa sarà supportata da attività di accompagnamento all’abitare e funzionale alla ricollocazione abitativa dei nuclei familiari residenti titolari d’uso di locazione dell’abitazione oggetto di esproprio”.

La replica dell’assessore: “Ascolteremo ogni singolo residente”
A stretto giro di posta è arrivata la risposta dell’assessore alla Casa e Qualità dell’abitare, con deleghe a Diritto alla Casa, Lanfranco De Franco, che su Facebook ha scritto: “Questa mattina è stato diffuso un video su via Paradisi, in cui si formulano accuse molto pesanti e inesatte sul progetto “902 / Abitare Solidale” presentato dal Comune il 17 febbraio e da poco risultato vincitore di un contributo regionale di 5,3 milioni di euro. Il video evidenzia come alcuni residenti del condominio di via Paradisi 6 abbiano negli anni curato e reso più vivibili le loro abitazioni e quindi il quartiere. Via Turri e via Paradisi però non sono “vie qualunque” a Reggio Emilia, tant’è che da anni il Comune finanzia progetti (sociali e culturali) e opere strutturali per rendere più vivibile il quartiere. È di pochi mesi fa la lettera di moltissime associazioni operanti sul territorio che insieme chiedono al Comune impegni e azioni concrete per il rilancio della zona, a partire dal recupero del patrimonio residenziale. Gli stessi racconti dei residenti intervistati, che dicono di aver dovuto staccare e parcellizzare le utenze per non subire i distacchi, denotano una situazione oggettivamente non ordinaria”.

E aggiunge: “Ogni riqualificazione passa necessariamente attraverso un investimento per i lavori necessari, cosa che gli attuali proprietari negli anni non sono riusciti a fare, se non come singoli nei propri appartamenti. Ora il Comune mette a disposizione circa 17 milioni di euro di risorse proprie e regionali per riqualificare la zona sotto diversi aspetti strutturali e sociali, portando beneficio al quartiere e alla cittadinanza intera. Cosa succederà a chi ora abita lì? Potrà rimanerci? Come abbiamo detto alla presentazione del progetto, questo aspetto più umano e personale della vicenda avrà un percorso di approfondimento con ogni singolo residente, per ascoltare prima le esigenze e le richieste, e poi restituire proposte concrete e personalizzate a seconda di quello che emergerà, sempre nel rispetto della legge che tutela gli interessi privati e collettivi”.

Conclude De Franco: “Nel video si accusa l’amministrazione di non aver comunicato o ascoltato. Per essere chiari, non ci saranno demolizioni ma ristrutturazioni, non ci sono ruspe pronte a sgomberare nella notte e non ci saranno decisioni calate dall’alto nella fretta e nel silenzio. Abbiamo davanti mesi di dialogo e partecipazione. Vorremmo precisare che il progetto è stato illustrato alle associazioni operanti in zona stazione prima di essere presentato pubblicamente. In più il 28 febbraio, in uno scambio privato con l’autore del video-denuncia di oggi, scrivevo queste testuali parole: ‘Vedo l’amministratore di condominio la prossima settimana e valuterò dopo questo incontro assemblee e altro. Se intanto vogliamo vederci noi, sono qui, se no aspettiamo le assemblee… ditemi voi’. Parole alle quali non è seguita nessuna proposta di incontro da parte sua o di altri. Ora, appena usciti dal lockdown, riprendiamo gli incontri con gli interlocutori interessati, dall’amministratore di condominio ai singoli proprietari per conoscere le situazioni di ognuno e dare risposte in linea con le necessità dei singoli e della collettività”.