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Ai domiciliari, nascondeva cellulare sotto il materasso: torna in carcere

I militari, nel corso di un'indagine su una presunta evasione fiscale, sono andati a casa di Giuseppe Arabia e hanno trovato lo smartphone sotto il materasso

REGGIO EMILIA – Era ai domiciliari e non poteva comunicare con terzi, ma nascondeva il cellulare sotto il materasso: il 32enne Giuseppe Arabia è finito in carcere. Con la complicità del fratello e di una terza persona, loro prestanome, avevano simulato un maxi furto nella loro azienda di autoricambi, con sede in Val d’Enza, per frodare l’assicurazione e incassare circa 30mila euro.

Con questa accusa il 20 luglio scorso i carabinieri avevano arrestato i fratelli Nicola Arabia, 36 anni residente a Bibbiano e Giuseppe Arabia, 32 anni residente a Reggio. Il gip Luca Ramponi aveva concesso ai due fratelli gli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con terze persone estranee al nucleo familiare. Proprio partendo dagli elementi che avevano portato all’arresto dei due fratelli i militari del nucleo investigativo del comando Provinciale di Reggio Emilia hanno iniziato, insieme alla guardia di finanza di Reggio Emilia, a scandagliare tutte le attività a loro riconducibili.

Ne è uscito un quadro indiziario molto pesante dal punto di vista di una presunta evasione fiscale che sarebbe stata realizzata con la ormai nota pratica delle fatture false ottenute attraverso aziende cosiddette “cartiere” e costruite ad hoc per aggirare il fisco. Agli inizi di questo mese, all’interno di questa indagine, Carabinieri e Finanza di Reggio Emilia diedero corso a una serie di perquisizioni disposte dalla Procura reggiana. Nel caso del 32enne i carabinieri hanno accertato che l’uomo teneva nascosto in un apposito vano, ricavato nel materasso, un telefono cellulare che ha ammesso di fronte ai carabinieri di utilizzare per comunicare con terzi anche per ragioni lavorative.

La violazione della prescrizione (il 32enne aveva peraltro rivolto una specifica istanza per richiedere la disponibilità di un cellulare che gli era stata negata, ndr) è stata quindi segnalata dai carabinieri del nucleo investigativo alla Procura reggiana che ha richiesto ed ottenuto dal Gip l’aggravamento della misura cautelare in carcere in sostituzione dei domiciliari. Provvedimento che è stato eseguito ieri.