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Aemilia, dopo la sentenza Franchini accusa di nuovo la Cna

L'ex presidente nazionale dell'associazione degli autotrasportatori di Cna (Fita): "Non volevano costituirsi parte civile e oggi gli viene risarcito il danno"

REGGIO EMILIA – Quando la modenese Cinzia Franchini, ex presidente nazionale dell’associazione degli autotrasportatori di Cna (Fita), decise che questa si costituisse parte civile nel processo Aemilia contro la ‘ndrangheta (che si e’ concluso in primo grado mercoledi’ con oltre 100 condanne), la decisione “fu osteggiata dalla Cna e votata non all’unanimita’ dalla mia stessa presidenza di allora”.

E’ bene ricordare che l’ex vice presidente della Cna reggiana, Mirco Salsi, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado nel processo Aemilia e che l’ex presidente della Cna di Reggio, Nunzio Dallari, è indagato in Octopus che è un’inchiesta per frode fiscale e fatture false che vede indagato lo stesso Mirco Salsi e altre persone condannate in Aemilia.

Lo rivela oggi la stessa Franchini entrata in questi anni in duro conflitto con la Cna perche’, dopo essere stata vittima di intimidazioni (ricevette anche dei bossoli di proiettile, ndr), denuncio’ a gran voce in commissione parlamentare Antimafia di essere stata lasciata sola dall’associazione di cui faceva parte. E’ dunque doppia la soddisfazione per il risarcimento di 40.000 euro riconosciuto in sentenza a Cna Fita, su cui Franchini non rinuncia pero’ a togliersi altri sassolini dalla scarpe.

“Purtroppo da quando e’ cessato il mio mandato di presidente Fita nessuno dell’associazione ha piu’ partecipato alle udienze Aemilia e anche nel giorno della sentenza di ieri non era presente nessuno della Fita o della Cna nell’aula di Reggio. Questa e’ la realta’, una realta’ triste al di la’ dei protocolli legalita’ e delle medaglie antimafia” evidenzia.

Nel “registrare con soddisfazione questo risarcimento”, Franchini auspica almeno “che la Cna Fita rispetti quello che da presidente, nel costituirmi parte civile, promisi. E cioe’ di devolvere l’eventuale somma riconosciuta all’associazione stampa per iniziative legate alla liberta’ di informazione al giornalismo di inchiesta”. Sarebbe “un peccato – conclude – che la promessa di allora non venisse rispettata” (fonte Dire).