Aemilia, la sentenza: 125 condanne e 19 assoluzioni foto

Due anni all'ex campione del mondo Vincenzo Iaquinta e 19 al padre Giuseppe. I due escono dall'aula e urlano: "Vergogna, ridicoli". Per il pentito Antonio Valerio, 6 anni e due mesi. Condanne anche per Mirco Salsi (4 anni e 6 mesi), Gianluigi Sarcone (3 anni), Mario Cannizzo (9 anni), Alfredo Amato (19 anni), Omar Costi (13 anni)

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REGGIO EMILIA – E’ di 125 condanne, 19 assoluzioni e quattro prescrizioni il verdetto pronunciato nel primo pomeriggio in Tribunale a Reggio Emilia dal collegio dei giudici presieduto da Francesco Maria Caruso (affiancato a latere da Cristina Beretti e Andrea Rat) che poco dopo le 14 finisce di leggere la sentenza di primo grado per “Aemilia”, il maggiore processo contro la ‘ndrangheta del nord Italia con 148 imputati alla sbarra. Comminati, in tutto, 1.223 anni di carcere.

Al netto di alcune riduzioni di pena anche consistenti, (compensate pero’ da condanne piu’ pesanti rispetto a quanto chiesto dall’accusa per altre posizioni) e’ quindi pienamente conclamata l’esistenza di una ‘ndrina attiva da anni in Emilia e nel mantovano con epicentro a Reggio Emilia, diretta emanazione della cosca Grande Aracri di Cutro, ma autonoma e indipendente da essa.

La condanna per Vincenzo e Giuseppe Iaquinta
Una condanna a due anni per l’ex attaccante della Juventus e della nazionale, Vincenzo Iaquinta, nel processo Aemilia. Per lui la Dda aveva chiesto sei anni, per reati di armi. Il padre, Giuseppe, accusato di associazione mafiosa, è stato condannato invece a 19 anni. Entrambi sono usciti dall’aula urlando “vergogna, ridicoli”.

L’ex bomber ha urlato e inveito contro la corte quando è stata letta la sentenza nei confronti del padre: “E’ tutto costruito – ha urlato – Noi non sappiamo neanche cosa è la Ndrangheta. Sono 3 anni che soffro ho quattro figli mi avete rovinato”.

Per il pentito Antonio Valerio, 6 anni e due mesi. A Valerio sono state riconosciute attenuanti generiche per la collaborazione. Condanne anche per Mirco Salsi (4 anni e 6 mesi), Gianluigi Sarcone (3 anni), Mario Cannizzo (9 anni), Alfredo Amato (19 anni), Omar Costi (13 anni).

Lo sfogo di Vincenzo Iaquinta: “Sto soffrendo come un cane, ma sono oroglioso di essere calabrese”
Fuori dal tribunale l’ex campione del mondo Vincenzo Iaquinta si è sfogato con i cronisti: “Senza aver fatto niente. Io sto soffrendo come un cane. Per la mia famiglia e i miei bambini. Senza aver fatto niente. Il nome ‘ndrangheta non sappiamo neanche che cosa è. Mi hanno rovinato la vita sul niente. Perché sono calabrese e di cutro? Io ho vinto un mondiale sono orgoglioso di essere calabrese, ma non abbiamo fatto niente. Noi con la ‘ndranghta non c’entriamo niente. Quattro figli ho”.

Ore 11: il guasto al sistema di videoconferenza
Operazioni a rilento in Tribunale di Reggio Emilia per la lettura dell’attesa sentenza di primo grado del processo Aemilia contro la ‘ndrangheta con 148 imputati, una cinquantina dei quali ritenuti affiliati alla cosca Grande Aracri di Cutro, infiltrata in Emilia e nel mantovano.

Il dispositivo era atteso per le 11, ma i tempi si sono allungati (circa una mezz’ora il ritardo comunicato, ma poi il guasto si è risolto solo alle 13 quando finalmente è potuta entrare la corte, ndr) per un guasto al sistema di videoconferenza, che collega l’aula ai carceri italiani e ai siti riservati che ospitano i collaboratori di giustizia e alcuni degli imputati detenuti.

L’aula bunker del palazzo di giustizia e’ gremita di gente. Le ‘gabbie’ degli imputati sono invece insolitamente vuote. Assenti anche i pm della Dda bolognese Marco Mescolini e Beatrice Ronchi che hanno condotto l’accusa. Secondo le stime di alcuni legali la lettura della sentenza si protrarra’ per circa tre ore.

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