Famiglie e social, ecco le sei tipologie

Si dividono in lassiste, restrittive, attive, permissive, luddiste o mediattive

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REGGIO EMILIA – I figli sempre più collegati alla rete, sia con gli smartphone che con i computer. Siti internet, social network, chat e ambienti virtuali di gioco condivisi. E i genitori che fanno? Vigilano? Sono informati su rischi e possibilità della rete? Sono più avanti o più indietro rispetto alla conoscenza di questo mondo rispetto a coloro che hanno messo al mondo? Come reagiscono le famiglie a un così prepotente ingresso del web nella vita quotidiana dei loro figli? Tutte domande molto interessanti.

Ad alcune di esse ha cercato di dare risposta uno studio del Cisf (centro internazionale studi sulla famiglia) che ha preso in esame 3mila casi. Dal capitolo del rapporto dedicato a “Media digitali e social, educazione e famiglie”, curato da Pier Cesare Rivoltella, direttore del Centro di ricerca sull’Educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia dell’università Cattolica, emerge che rispetto ai consumi mediali i nuclei italiani si dividono in lassisti, restrittivi, permissivi, luddisti, affettivi e mediattivi.

Vediamo i casi uno ad uno. La famiglia restrittiva è composta da genitori che mettono i pratica un alto livello di controllo. Leggono mail, messaggi e controllano la navigazione on-line dei figli. Il loro livello di educazione sui nuovi media però è basso. Così come è bassa anche l’educazione delle famiglie permissive. Per loro però anche la verifica lascia a desiderare. In questo caso i genitori lasciano fare e non si pongono problemi. Nella famiglia affettiva padre e madre controllano poco, ma hanno un’alta presenza educativa che si esprime con un costante confronto con i figli e la condivisione delle loro esperienze. Rispetto a quest’ultimo tipo, la famiglia mediattiva è molto più attenta alle pratiche dei ragazzi, soprattutto alla loro elaborazione nello sviluppo del pensiero critico. I genitori indicano cosa sia bene e cosa male e spiegano i motivi delle loro indicazioni.

Le famiglie luddiste e lassiste sono poco frequenti. Le prime eliminano i media dalla vita quotidiana: ad esempio allontanano molto nel tempo l’acquisto dello smartphone ai figli. Le seconde credono che web e social network non rappresentino un problema educativo e lascia che i figli li gestiscano in piena autonomia, convinti che siano attrezzati per cavarsela da soli.

Nella relazione finale sul tema Rivoltella smonta una delle convinzioni più diffuse tra i genitori e cioè che la comunicazione mediata dal digitale tolga spazio alla qualità della relazione faccia a faccia: “Oggi i ragazzi leggono e scrivono molto di più dei loro coetanei degli anni ’80 e ’90. In larga parte lo fanno sui social e dimostrano competenze specifiche che possono essere utili nella vita professionale, come ad esempio la capacità di sintesi. Il problema non è che i giovani non comunichino – spiega il direttore – semmai che lo facciano troppo. Non sottraggono tempo alla relazione visto che si incontrano a scuola e fuori, ma ne aggiungono”.

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