“Mekorot: il pozzo senza fondo dell’apartheid israeliana”

17 gennaio 2023 | 11:49
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“Mekorot: il pozzo senza fondo dell’apartheid israeliana”

Mercoledì alle 20.30, a Casa Bettola, in via Martiri della Bettola 6, si terrà l’incontro relativo all’accordo fra Iren e la società idrica israeliana. Dalle 19.30 saranno serviti piadine e panini a sostegno della campagna Defend Masafer Yatta

REGGIO EMILIA – Mercoledì alle 20.30, a Casa Bettola, in via Martiri della Bettola 6, si terrà l’incontro su “Mekorot: il pozzo senza fondo dell’apartheid israeliana”. Dalle 19.30 saranno serviti piadine e panini a sostegno della campagna Defend Masafer Yatta.

Scrivono gli organizzatori: “L’accordo sottoscritto da Iren Spa e l’azienda idrica nazionale israeliana Mekorot è un affronto ai Diritti Umani. La Mekorot garantisce oltre 300 litri di acqua al giorno per ogni israeliano ma omette che le falde acquifere a cui attinge sono nella Cisgiordania occupata, cioè dei palestinesi. Numerose ONG e la stessa Onu da anni sottolineano la gestione criminale delle risorse idriche da parte di Israele a danno dei palestinesi. Il furto di acqua, la distruzione di pozzi palestinesi, il divieto di non costruire nuove infrastrutture (se non quelle israeliane della Mekorot) stanno assetando un popolo sotto occupazione. Secondi i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la quantità di acqua giornaliera per vivere dignitosamente è di 100 litri a persona. Ai palestinesi, se va bene, ne arrivano 70 contro gli oltre 300 forniti da Mekorot anche ai coloni israeliani. Senza contare che i palestinesi sono obbligati a comprare la loro stessa acqua dall’azienda idrica israeliana”.

E aggiungono: “Nel roboante comunicato stampa pubblicato da Iren si legge che le due realtà “ritengono che la condivisione di competenze e know-how possa essere di grande aiuto per affrontare i repentini cambiamenti climatici a cui è sottoposto il pianeta e nello stesso tempo continuare a fornire acqua di qualità alle popolazioni”. Che la Mekorot non si faccia scrupoli a raccontarsi come modello internazionale non stupisce ma che in Iren, società partecipata da numerosi capoluoghi di provincia e di regione, non si sia posto il problema della tenuta etica e morale dell’accordo ha dell’incredibile”.

E concludono: “L’utilizzo improprio delle risorse idriche e il divieto per i palestinesi di sviluppare proprie infrastrutture è una tecnica di occupazione israeliana che si aggiunge alle demolizioni di case, presidi medici e scuole. Proprio sulle scuole palestinesi si sta sviluppando un progetto reggiano di tutela del diritto allo studio per le nuove generazioni che vedrà una delegazione reggiana operare a Sud di Hebron per difendere e ricostruire la piccola scuola di Issai, abbattuta due volte in tre mesi dall’esercito israeliano. Parte del ricavato della serata sarà devoluto a questo progetto che verrà illustrato durante la serata”.