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Vaccino, il Comune difende impiego percettori reddito di cittadinanza

L'assessore Marchi replica alla Cgil: "Non è lavoro gratis"

REGGIO EMILIA – Il Comune di Reggio Emilia rivendica la bontà dell’accordo stretto con l’Ausl per impiegare 100 percettori del reddito di cittadinanza negli hub vaccinali, attraverso i “progetti utili alla comunità” (Puc). Alla Cgil provinciale, che ha espresso perplessità sul progetto perché a suo dire basato sul “lavoro gratis”, replica l’assessore comunale al Welfare Daniele Marchi.

“Con la Cgil condividiamo in modo molto positivo diversi tavoli di confronto e lavoro collettivo, non da ultimo quello del Patto per il contrasto alle nuove povertà”, premette Marchi. “Sorprendono e spiacciono perciò doppiamente le perplessità emerse rispetto all’accordo nei giorni scorsi”.

Nel merito l’assessore sottolinea due aspetti: “E’ la legge sul reddito di cittadinanza che chiede ai cittadini e quindi ai Comuni lo strumento dei progetti utili alla comunità nell’ambito dei quali coinvolgere i percettori del reddito di cittadinanza. E dunque, dovendolo fare, facciamolo in un modo serio e utile: non un’occupazione pur che sia, ma un impegno costruttivo, significativo e motivante, in particolare per persone che di solito attraversano una fase della loro vita non semplice”.

Inoltre sottolinea Marchi, “cogliamo le opportunità di attivazione, che vengono richieste ai partecipanti ai Puc, per conoscerle meglio come sistema dei Servizi (sociali e per il lavoro) e farle stare meglio. Credo si possa concordare sul fatto che tra il non fare niente e il fare qualcosa per la comunità sia meglio la seconda possibilità”. In più, “in questo momento complesso, orientare questo obbligo verso il supporto al servizio sanitario e alle vaccinazioni, a mio avviso merita un plauso e non perplessità”.

In seconda battuta l’esponente della Giunta evidenzia: “Può essere che grazie a un Puc ben gestito possano emergere elementi utili per il percorso di accompagnamento delle persone. I Puc non sono però ‘lavoro’ e nemmeno strumenti di inserimento lavorativo ed è giusto pretendere per i disoccupati politiche attive adeguate che, ad oggi, la norma del Reddito di cittadinanza non dà”. Ma “i Puc e l’accordo del Comune con l’Ausl sono altra cosa”, conclude Marchi.