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Vaccinazioni, la Cgil critica impiego percettori reddito di cittadinanza

Il sindacato interviene sull'intesa fra il Comune e l'Ausl: "Lavorare gratis non è normale"

REGGIO EMILIA – La recente intesa tra Comune e Ausl per impiegare a supporto degli hub vaccinali 100 percettori del reddito di cittadinanza non convince la segreteria della Camera del lavoro di Reggio Emilia. Il sindacato – che non è stato coinvolto nell’accordo – osserva innanzitutto che “l’operazione dimostra come sia assolutamente pretestuosa la narrazione che vuole i percettori di Reddito di cittadinanza come fisiologicamente allergici al lavoro, con buona pace di quegli imprenditori che imputano a questo istituto l’impossibilità di reperire manodopera”.

Il fatto poi “che questi cittadini vengano occupati in sanità la dice lunga su quanto sia in difficoltà questo comparto che più di ogni altro avrebbe dovuto uscire ‘migliore’ dall’emergenza pandemica, e che onestamente avrebbe bisogno di interventi più strutturali sul piano occupazionale”. Entrando nel merito di argomenti che più le sono propri, la Cgil evidenzia inoltre che “la legge che consente alle amministrazioni locali di attivare questo tipo di percorsi non è sicuramente una buona norma, in quanto nasconde dietro un’alea di politica attiva la possibilità di far lavorare i disoccupati senza retribuirli”.

Ma è sul tema del lavoro gratuito che il sindacato esprime le maggiori perplessità. “Il reddito di cittadinanza – spiega – è una misura temporanea di contrasto alla povertà che deve sorreggere la persona in un momento di difficoltà. Perché la persona in questione possa uscire da questo stato (e conseguentemente cessare di dipendere da un sussidio statale) deve avere concrete opportunità di ottenere una occupazione stabile e con una retribuzione dignitosa”. Invece “non ci pare sia previsto che a questi 100 disoccupati, una volta terminato il loro servizio di utilità sociale, si prospetteranno percorsi di stabilizzazione inerenti all’attività che svolgeranno in questi mesi”.

Pertanto “auspichiamo che questa operazione sia limitata alla impellente necessità di supportare il settore sanitario e non costituisca un precedente”. Ogni lavoratore, conclude la Cgil, “ha diritto ad una retribuzione dignitosa. Chi percepisce un sussidio deve essere messo in condizioni di trovare una occupazione vera e rendersi economicamente autonomo. Lavorare gratuitamente non può essere ritenuto un fatto normale. La povertà non è una colpa da dover in qualche modo espiare”.