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Silk Faw, un miliardo in ballo fra Cina e Stati Uniti

Un anno e mezzo fa, su Xinhua, agenzia di stampa controllata dal governo cinese, si leggeva che i soldi ce li avrebbero messi gli statuntitensi di Silk Ev e che l'investimento si sarebbe fatto in Oriente. Oggi si afferma il contrario. Lo strano caso dell'articolo uscito su Class

REGGIO EMILIA – Xinhua, la più antica agenzia di stampa ufficiale della Repubblica popolare cinese, diede notizia, già un anno e mezzo fa, della partnership fra Silk Ev e Faw per costruire auto elettriche. Era il 20 aprile 2020. Xinhua scriveva: “Hongqi, un marchio del produttore automobilistico cinese Faw Group, ha annunciato che costituirà una joint venture con Silk Ev Llc per produrre il suo primo modello super sportivo. Mediante una videoconferenza giovedì, il governo municipale della città cinese nordorientale di Changchun, Faw e Silk Ev Llc hanno firmato una lettera di cooperazione con l’intento del progetto della serie Hongqi S” (leggi qui l’articolo integrale).

E ancora: “Silk Ev Llc investirà 10 miliardi di yuan (circa 1,42 miliardi di dollari Usa) nei prossimi cinque anni per costruire prodotti della serie Hongqi S, con l’obiettivo di renderlo un marchio di auto sportive di lusso famoso in tutto il mondo. L’azienda, con sede a New York, ha un centro di ricerca, sviluppo e produzione interamente di proprietà a Modena, in Italia”.

Già un anno e mezzo fa, quindi, Silk Ev avrebbe avuto un centro di ricerca, sviluppo e produzione a Modena, almeno stando a quanto riferisce l’Agenzia Nuova Cina, nota anche come Xinhua, subordinata al controllo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese. E già un anno e mezzo fa si parlava di questo investimento che, tuttavia, sarebbe dovuto avvenire, sempre secondo questa fonte di stampa ufficiale del governo cinese, in Cina.

Il 15 maggio 2020, su North America, un quotidiano on line statunitense di informazione economica che ha una partnership con Xinhua Silk Road, una piattaforma web dedicata alla Nuova Via della Seta, con tutte le informazioni relative al progetto e al suo sviluppo, oltre a servizi per soddisfare le esigenze delle aziende statunitense e cinesi, si leggeva che “la società statunitense Silk Ev Llc ha istituito mercoledì un centro di innovazione congiunto in Cina e in Italia per sviluppare un modello super sportivo per l’iconico marchio di berline cinese Hongqi. L’azienda statunitense prevede di investire 25 milioni di dollari USA nel centro di innovazione che si trova nella città cinese nordorientale di Changchun” (leggi qui l’articolo integrale).

Quindi l’investimento, un anno e mezzo fa, sarebbe dovuto avvenire in Cina e doveva essere finanziato per 1,4 miliardi di dollari da Silk Ev. Guarda caso è la stessa cifra che dovrebbe essere investita nel polo dell’auto elettrica a Gavassa, ma che, in questo caso, dovrebbe essere garantita da capitali cinesi. Quindi nel giro di un anno e mezzo, almeno stando a quanto scrive l’agenzia Xinhua, prima l’investimento doveva essere fatto a Changchun con capitali statunitensi e poi, a distanza di un anno e mezzo, in Italia, a Gavassa, con capitali cinesi, secondo la versione che è stata fornita ai media italiani da Silk Faw.

Singolare anche la notizia che si può trovare on line, questa volta su Class, casa editrice di MF-Milano Finanza che ha, pure lei, un accordo con il China Economic Information Service (Ceis) di Xinhua News Agency, il principale gruppo multimediale cinese, controllato dallo stato, per lanciare congiuntamente la versione italiana della piattaforma Xinhua Silk Road. Il giornale on line di Milano Finanza riprende un articolo, già pubblicato sulla versione on line di Mf, che è piuttosto critico nei confronti del progetto Silk Faw e in cui si evidenziano possibili problemi sui finanziamenti dietro al progetto della supercar Silk Faw (leggi qui l’articolo).

E’ una notizia che lascia perplessi. E’ davvero strano pensare che, su un sito che pubblica notizie in partenership con una delle maggiore agenzie di stampa cinesi, controllata dal governo, relativa agli investimenti cinesi in Europa e in Italia attraverso la Silk Road, possano uscire notizie altamente critiche nei confronti di un investimento cinese in Italia.