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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

“Silk Faw, lo stabilimento di Gavassa sarà solo il reparto di finitura di auto progettate e prodotte altrove”

Daniele Bigi, presidente Wwf Emilia Centrale: "Probabilmente, a parte la minima quantità di auto prodotte, si punterà principalmente sul turismo, sulla pista, sull'experience centre, su negozi e hotel"

REGGIO EMILIAL’Emilia Romagna è tra le primissime regioni in Italia per consumo di suolo. Da decenni gli amministratori lanciano proclami e prendono impegni per adottare politiche di rigenerazione delle aree abbandonate, senza grandi risultati, anzi i rapporti Ispra, anno dopo anno, dipingono una situazione allarmante che va via via peggiorando, evidenziando come nella nostra regione il consumo annuale di suolo superi di gran lunga la media nazionale.

Il suolo ha un ruolo cruciale per la vivibilità del territorio, specialmente nelle aree più urbanizzate. Una risorsa che andrebbe tutelata e occupata sempre meno. Anzi bisognerebbe recuperare le aree dismesse all’agricoltura o semplicemente rinaturalizzarle. Il progetto di una nuova fabbrica e di un experience centre a ridosso dell’abitato di Reggio Emilia non può quindi che preoccupare quanti vogliano migliorare l’ambiente in cui viviamo. La fabbrica Silk-Faw ha l’ambizione di diventare la cattedrale iconica della Motor Valley. Occuperà 360 mila metri quadrati di superficie nella frazione di Gavassa.

Di questi solo la minima parte sarà riservata per la produzione, mentre la maggior parte sarà dedicata alla costruzione di una pista prove, un hotel 5 stelle, negozi e aree esperienzali per adulti e bambini. Una sorta di Disneyland dell’automotive di lusso. Secondo quanto riferito dalla stessa Silk Faw, che ha recentemente presentato lo Studio ambientale preliminare, non sono previste a Gavassa né la produzione e trasformazione di metalli, né la produzione di celle per le batterie degli autoveicoli elettrici, che verranno quindi importati. Con tutta probabilità lo stabilimento di Gavassa sarà solo il reparto di finitura di auto progettate e prodotte altrove e così fosse, l’assunzione di manodopera qualificata di alto profilo, che è considerata giustamente una delle ricadute di maggiore interesse, potrebbe risultare alquanto limitata, rispetto alle grandi attese.

Sarebbe comunque molto utile ottenere un piano industriale dettagliato, che finora non è mai stato presentato alla cittadinanza.Qualche indicazione ci viene dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato che riferisce che nello stabilimento di Gavassa si produrranno qualche centinaio di S9 per anno e qualche migliaio della futura S7, di questa seconda vettura ancora non si sa quasi nulla. Un aspetto interessante è relativo al nome che recide i legami con la Cina: il brand non sarà più Hongqi (bandiera rossa, in cinese) ma un altro da decidersi.

Come è noto la Hongqi S9 è stata presentata in Europa, la prima volta, al salone di Francoforte, nel settembre 2019, e avrebbe dovuto essere messa in produzione nel 2021 in Germania, in collaborazione con Byton Faw, una joint venture sino-tedesco-americana, nata nel 2017 e fallita nel febbraio 2021, senza produrre mai una sola vettura e lasciando a casa 1.500 persone, a detta del suo fondatore Carsten Breitfeld, a causa delle interferenze del governo di Pechino.

Probabilmente, a parte la minima quantità di auto prodotte, si punterà principalmente sul turismo, sulla pista, sull’experience centre, su negozi e hotel, come si è tentato di fare in passato, senza successo, nella vicina Marzaglia, dove accanto alla pista avrebbero dovuto sorgere un hotel, ristoranti, negozi e sale giochi interattive. Il Wwf pur non essendo contrario agli investimenti che possano portare sviluppo e lavoro, è preoccupato per le ricadute ambientali che una tale estesa impermeabilizzazione del suolo arrecherebbe.

Daniele Bigi, presidente Wwf Emilia Centrale