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Avvocati di Strada: “Richiedenti asilo fuori dai Cas e costretti a pagare per l’accoglienza”

La denuncia dell'Associazione: "La prefettura gli ha revocato l'accoglienza e gli chiede di restituire cifre che vanno dai 20 ai 35mila euro". Ci potrebbero essere circa 150 persone in questa condizione

REGGIO EMILIA – Richiedenti asilo a cui è stata revocata l’accoglienza dai Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e a cui la prefettura sta chiedendo cifre che vanno dai 20 ai 35mila euro, da restituire per i servizi ricevuti dalla cooperativa che li ospitava. Sono 20-25 gli immigrati che stanno subendo questo trattamento nella nostra provincia, ma, secondo Avvocati di Strada, potrebbero arrivare a 100-150.

La notizia è uscita in un dibattito sullo sgombero delle Ex Reggiane che si è tenuto ieri sera, a Binario 49, alla presenza dell’assessore al Welfare Daniele Marchi, di Federica Zambelli, di Città Migrante e di Vittorio Gazzotti e Valbona Shakaj, rappresentanti di Avvocati di Strada.

Ha detto la Shakaj intervenendo nel corso dell’incontro: “Vorrei parlare di una questione complessa e recente: quella delle revoche dal centro di accoglienza che riguarda irregolari e richiedenti asilo che si stavano regolarizzando. Queste persone vengono accolti nei Cas. Sta succedendo che, nel mese di agosto, diversi immigrati si sono rivolti ad Avvocati di Strada ponendo il problema della revoca dell’accoglienza. Il prefetto ha intimato loro il preavviso del procedimento di revoca e li ha avvertiti che sarebbe arrivata un’ingiunzione di pagamento per quello che avevano “indebitamente ricevuto” per i servizi che aveva fornito loro la cooperativa”.

Ha continuato l’avvocato: “Ci sembra assurdo quello che sta accadendo. Loro lavorano, perché questo richiede la legge per avere un permesso di soggiorno e lo Stato gli chiede di pagare cifre di 20-30-35mila euro. Soldi da restituire che non hanno. Le stesse cooperative non se lo aspettavano e i beneficiari non sapevano di dover uscire dall’accoglienza. Questo perché la legge prevede che, al raggiungimento dell’assegno sociale, 6mila euro l’anno, un accolto debba uscire da quei centri e pagare per il periodo in cui è stato ospitato. Fra l’altro questo è pure in contrasto con la normativa europea che, da questo punto di vista, è più accogliente. Ora questi preavvisi sono diventati provvedimenti definitivi e i ragazzi sono stati allontanati dai carabinieri che li hanno accompagnati fuori dai centri. Dove andranno queste persone? Per me il loro percorso continua e va avanti. Ma io temo che queste persone potrebbero andare ad aggiungersi a quelle che vivevano nelle Ex Reggiane o in posti simili”.

E conclude: “Conosco un ragazzo che dorme nel capannone dove lavora da agosto, da quando gli è arrivato il preavviso. Sta cercando casa, ma non la trova, perché è difficile per uno straniero trovare un appartamento in affitto con così poco preavviso. Le persone in questa situazione sono 20-25, ma stimiamo che, tra un mese, saranno 100-150”.

L’assessore Marchi ha commentato: “I Cas hanno un rapporto diretto prefettura-gestori. Avere tagliato fuori gli enti locali da questi percorsi di accoglienza è un problema che abbiamo segnalato all’Anci. Bisogna spostarsi dai sistemi Cas ai sistemi Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) che hanno più risorse e garanzie e chiamano in causa gli enti locali. Questa cosa che la Valbona segnala non sarebbe successa”.

E aggiunge: “Questa situazione ce l’abbiamo, perché abbiamo passato anni in cui si è cercato sistematicamente e politicamente di destrutturare e distruggere quello che di buono è stato fatto sull’accoglienza dei migranti, con una logica sovranista e razzista che ha prodotto sui territori dei disastri. Questo si colloca, in generale, in una incapacità, di qualunque colore politico, italiana ed europea, di affrontare il problema dell’immigrazione. Le politiche di contrasto a questo fenomeno hanno fallito e questo produce anche situazioni come quella delle Ex Reggiane”.