Quantcast

Fermato nella notte il presunto assassino di via Stalingrado

È uno slovacco 34enne che avrebbe ucciso Iazzetta fracassandogli il cranio contro al muro. L’uomo è stato arrestato a La Spezia mentre tentava di fuggire insieme a una ragazza ucraina

REGGIO EMILIA – Svolta decisiva nelle indagini per l’omicidio di Aniello Iazzetta, il 51enne trovato morto nel suo letto, con il cranio fracassato, nel primo pomeriggio di mercoledì scorso, nella sua abitazione di via Stalingrado a Reggio Emilia. In meno di 24 ore i carabinieri del nucleo investigativo e della sezione operativa hanno fermato e accusato di omicidio aggravato da futili motivi e dall’aver agito con crudeltà lo slovacco Milan Racz, 34enne senza fissa dimora, ma da diverso tempo gravitante in città. E’ stato fermato ieri a La Spezia con la sua compagna, una ragazza ucraina che è stata denunciata per favoreggiamento, mentre tentava di fuggire salendo su un traghetto. Il 34enne slovacco è accusato anche di furto in abitazione.

I rilievi tecnico scientifici dei carabinieri eseguiti sia sul cadavere, sia negli ambienti dell’immobile, hanno subito evidenziato come la causa della morte di Iazzetta fosse riconducibile ad una violenta colluttazione, tanto che numerose tracce di sangue sono presenti in tutte le pareti di casa, ma soprattutto su quella adiacente il bagno, nonostante un evidente tentativo di ripulire grossolanamente gli ambienti per nascondere le tracce. Dall’appartamento, inoltre, mancavano il cellulare della vittima e le chiavi di casa, ma la porta era stata chiusa dall’esterno con doppia mandata.

L’ipotesi della morte violenta è stata confermata anche dal medico legale che, nel corso dell’ispezione cadaverica, ha accertato i numerosi traumi a livello della regione facciale e dell’emivolto, ma soprattutto, le palesi fratture alla scatola cranica.

Il delitto è avvenuto nella prima serata di sabato scorso. Iazzetta era in casa sua con un amico e con una donna ucraina, poi rivelatasi essere la compagna dell’assassino. Al gruppo si aggiunge un’altra persona che solitamente occupa il solaio sovrastante la casa ma che, poco dopo e prima che tutto accadesse, si allontana per rientrare nella sua stanza. Il clima sembra essere sereno sino a quando la donna non riceve una telefonata da Milan Racz, che va su tutte le furie e minaccia di raggiungere la loro casa per picchiare Iazzetta ed il suo amico.

A casa arriva dopo circa 15 minuti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti si sarebbe fatto aprire la porta e avrebbe colpito prima con una testata l’amico e poi avrebbe aggredito Iazzetta a mani nude con inaudita violenza, sbattendogli la testa contro il muro adiacente alla porta del bagno e causandogli traumi talmente gravi che lo porteranno in breve tempo alla morte. Dopo, insieme alla compagna, si è allontanato da casa.

I carabinieri iniziano ad indagare e, in breve tempo, risalgono ai due in fuga e li fermano ieri, a La Spezia, nei pressi del terminal crociere, in procinto di imbarcarsi. I due vengono fermati e trattenuti per accertamenti, anche perché dalla immediata perquisizione, da uno zaino utilizzato dalla donna, viene fuori un asciugamano sporco di sangue (probabilmente usato per tentare di eliminare le tracce nella casa di Iazzetta), mentre le nocche delle mani dello slovacco presentano evidenti segni di colluttazione.

Non è ancora chiaro cosa abbia provocato la violenta reazione di Milan Racz. Certo è che l’ira dell’uomo è conseguente alla telefonata fatta la sera del 12 giugno alla sua compagna, quando questa era in casa di Iazzetta con due uomini. D’altronde la ragazza ucraina, da sola, aveva incontrato Iazzetta ed il suo amico dentro un autobus di linea cittadino e poi li aveva seguiti a casa.

Il sostituto procuratore Valentina Salvi, che sta coordinando le indagini, ha emesso ieri sera, a carico di Milan Racz, un provvedimento di “fermo di indiziato di delitto”.
Ottenuto il provvedimento, questa notte, i carabinieri del nucleo investigativo e della sezione operativa di Reggio Emilia sono andati a La Spezia, dove, hanno eseguito il fermo e lo hanno portato nel carcere locale.