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Concordato Ferrarini, bufera su banche Unicredit e San Paolo

Il commissario Vismara Cadoppi: "Remavano contro per acquisire il gruppo reggiano"

REGGIO EMILIA – C’è un altro fronte aperto nella guerra del concordato per acqusire Ferrarini, contesa tra il gruppo Pini di Sondrio (con partner finanziario Amco) e la cordata Bonterre Gsi-Opas-Hp, sostenuta da Unicredit e Banca Intesa San Paolo. A gettare nuova benzina sul fuoco è Franco Cadoppi, commissario giudiziale di Vismara (azienda acquisita nel 2000 da Ferrarini) che nella relazione sull’attività svolta, presentata il 30 aprile scorso in tribunale a Reggio Emilia, punta il dito proprio contro i due istituti di credito.

Nel documento – di cui la Dire ha copia – si legge infatti: “Un’attività che mi aveva assai impegnato nel precedente concordato e che non si è ripetuta nel presente è quella generata dalla forte pressione esercitata (con ogni mezzo ed in ogni occasione) da Istituto San Paolo ed Unicredit per cercare di ostacolare il successo della proposta concordataria di Vismara”. Continua Cadoppi: “A parte qualche informale richiesta di aggiornamenti da parte del legale di Istituto San Paolo… le due banche sono letteralmente scomparse dallo schermo per concentrarsi totalmente su quello che, da subito, era parso essere il loro principale obiettivo: Ferrarini”.

Per il commissario, quindi, “Vismara non è mai stato il loro obiettivo diretto, ma una delle leve utilizzate per aumentare la loro pressione su Ferrarini”. D’altra parte, osserva Cadoppi, “per far saltare il concordato Vismara basta assumere il controllo della controllante”.

Anche il commissario, dunque, sostiene quanto affermato nei giorni scorsi da Pierluigi Colombi, direttore di Vismara, secondo cui se ad aggiudicarsi il concordato di Ferrarini fosse la cordata guidata da Bonterre, verrebbe chiuso lo stabilimento di produzione dell’azienda brianzola che impiega 164 dipendenti diretti. “Trasferendo l’affettamento negli stabilimenti della cordata industriale sostenuta dalle banche (come previsto nella proposta alternativa Bonterre-Gsi) e togliendo il sostegno finanziario garantito dall’attuale controllante per il pagamento della materia prima (necessario per garantire a Vismara la necessaria elasticità di cassa), il concordato non potrebbe essere eseguito”, spiega Cadoppi.

Bonterre e Opas hanno negato che il sito di Vismara sarà chiuso, non essendoci a tal riguardo nessuna ipotesi in campo. Ma i dipendenti Ferrarini vanno all’attacco: “In altre parole – si legge in un post su Facebook – il piano Bonterre non garantisce il mantenimento dei posti di lavoro, ma considera la messa sulla strada di 164 persone una conseguenza diretta e trascurabile per l’aggiudicazione del concordato Ferrarini”, visto anche che “il piano Bonterre prevede l’esubero della produzione di Vismara”. Insomma “un fatto gravissimo”, sottolineano i lavoratori (Fonte Dire).