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Il caso Palamara-Mescolini, una procura nella bufera

Un ufficio giudiziario deve dare le notizie di fine indagini quando sono concluse, effettuare le perquisizioni quando devono essere fatte e indagare le persone che vanno indagate, al di là dei ruoli ricoperti e delle possibili ricadute politiche

REGGIO EMILIA – Al di là delle schermaglie politiche fra centrodestra e centrosinistra, il caso Palamara-Mescolini impone delle riflessioni serie sulla gestione della procura di Reggio Emilia. Leggendo il contenuto della relazione della prima commissione del Csm, che ha chiesto il trasferimento di Mescolini (su cui il 24 febbraio dovrà pronunciarsi il plenum del Csm) e le critiche rivolte al capo della procura da parte di ben quattro pm, bisogna ammettere che emerge un quadro problematico relativamente all’imparzialità e all’indipendenza della nostra procura.

Le forze politiche, anziché difendersi in modo sterile e utilizzare strumentalmente queste accuse, dovrebbero fare bene a riflettere su quanto è contenuto in quel documento a cui Reggio Sera ha dato ampio spazio. In sintesi emerge che Mescolini chiese ai suoi pm di non iscrivere sul registro degli indagati Luca Vecchi, relativamente all’inchiesta sui dirigenti del Comune di Reggio (e siamo prima delle elelezioni amministrative del 2019) e impose il rinvio delle perquisizioni in piazza Prampolini per evitare di influenzare il voto. Pure sul caso Bibbiano stabilì che non era il caso di chiudere le indagini a poche settimane dalle Regionali del gennaio 2020. Non serve ricordare che, in entrambi i casi, vinsero candidati del Pd.

Ora la cosa più grave, a nostro parere, peraltro rivendicata da Mescolini stesso in dichiarazioni alla stampa, è che il procuratore chiese che le perquisizioni negli uffici comunali avvenissero dopo il ballottaggio alle elezioni comunali. Disse nel giugno del 2019 Mescolini: “Io penso che per alcuni aspetti la campagna elettorale ha avuto un momento in cui il silenzio assoluto e l’inesistenza di questo ufficio hanno dato un contributo all’equilibrio della competizione. Questo per me e’ un valore”.

Il procuratore non si è reso conto, con questa dichiarazione, che, in realtà ha influito indirettamente sulla competizione elettorale perché, decidendo di non iscrivere nel registro degli indagati Vecchi e spostando le perquisizioni e la notizia delle indagini dopo il ballottaggio, ha, di fatto, avvantaggiato la parte politica, il Pd, che avrebbe potuto avere conseguenze dalla pubblicazione di queste notizie.

E’ chiaro che questo non è dare “un contributo all’equilibrio della competizione”, ma, invece, spostare la bilancia a favore del partito che in quel momento guadagna dalla mancata pubblicazione della notizia delle indagini, ovvero il Pd. Dare la notizia prima avrebbe, indubbiamente, favorito il centrodestra. E’ stata presa la decisione contraria.

Tuttavia noi riteniamo che una procura debba dare le notizie di fine indagini quando queste sono concluse, che debba effettuare le perquizioni quando devono essere fatte e che debba indagare le persone che vanno indagate, al di là dei ruoli ricoperti e delle possibili ricadute politiche che, ovviamente, non debbono interessare alla magistratura.

La domanda, quindi, a cui anche il Csm inevitabilmente dovrà rispondere il 24 febbraio quando dovrà decidere il trasferimento di Mescolini è la seguente: il procuratore di Reggio Emilia è stato davvero imparziale o no?

Paolo Pergolizzi