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Giustizia, ecco perché la prima commissione del Csm ha chiesto il trasferimento di Mescolini

Contro il procuratore le accuse dei pm Salvi, Stignani, Chiesi e Pantani di ritardi nelle indagini su Comune e Minori. Fra queste quella di aver chiesto di non iscrivere fra gli indagati il sindaco Luca Vecchi. Il plenum deciderà il 24 febbraio

REGGIO EMILIA – Il 24 febbraio prossimo e’ il “giorno del giudizio” per il procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini, che rischia il trasferimento non solo dalla Procura della citta’ del Tricolore (dove e’ approdato nel 2018), ma anche dal distretto giudiziario di Bologna, in cui ha operato nella Direzione antimafia conducendo l’accusa nel processo reggiano Aemilia contro la ‘ndrangheta.

All’ordine del giorno dei lavori del 24 febbraio prossimo del Consiglio superiore della magistratura (la seduta e’ quella pomeridiana delle 15.30), viene infatti sottoposta al plenum una delibera della prima commissione che recita cosi’: “Il Consiglio delibera il trasferimento d’ufficio del dottor Marco Mescolini, attualmente procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, per incompatibilita’ con ogni funzione giudiziaria nel distretto di Bologna e la comunicazione della presente delibera alla terza commissione, per quanto di competenza”.

La frase e’ in calce alla ricostruzione dell’istruttoria fatta dalla stessa prima commissione del Csm, dopo aver ricevuto la “nota” inviata il 16 settembre 2020 da quattro sostituti procuratori, tutte donne, in cui i magistrati reggiani affermavano di non sentirsi piu’ nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro con la serenita’ necessaria “giacche’ l’Istituzione che contribuiamo a rappresentare ha perso credibilita’ e autorevolezza, apparendo all’esterno priva di indipendenza”.

L’esposto dei pm Pantani, Chiesi, Stignani e Salvi
L’esposto dei Pm Maria Rita Pantani, Isabella Chiesi, Giulia Stignani e Valentina Salvi e’ solo una parte della “tempesta perfetta” che ha investito Mescolini, colpito anche dalla pubblicazione nell’estate dell’anno scorso, delle chat con l’ex membro del Csm Luca Palamara a cui chiedeva notizie sulla sua promozione a capo della Procura di Reggio.

Messaggi che a maggio Mescolini aveva assicurato ai suoi collaboratori di non aver mai inviato, e diventati pochi mesi dopo di pubblico dominio. Durante le audizioni della prima commissione avvenute a novembre 2020, dai sostituti sono poi fioccate alcune accuse pesanti, relative a presunte intromissioni di Mescolini nelle inchieste che stavano conducendo. Una e’ quella sui bandi di gara del Comune di Reggio, in cui una perquisizione degli uffici in municipio, che cadeva a pochi giorni dalle ultime elezioni amministrative, sarebbe stata ritardata per volere del Procuratore.

Fra le accuse quella di aver chiesto di non iscrivere fra gli indagati il sindaco Luca Vecchi
Chi accusa Mescolini gli imputa anche di aver chiesto di non iscrivere tra gli indagati i soggetti la cui posizione indiziaria appariva debole, e fra questi il sindaco Luca Vecchi, ma di fare “provvedimenti di non iscrizione motivati”. Altra partita e’ quella del processo “Angeli e Demoni”. Nell’esposto si evidenzia che “si dovevano fare le notifiche degli avvisi di conclusione indagini a gennaio, ma il dottor Mescolini non voleva perche’ c’erano le elezioni regionali. La collega Valentina Salvi, in tale occasione, si impose, ma poi venne lasciata sola nella conduzione delle indagini senza neanche un coassegnatario”.

Da altre dichiarazioni dei pm emerge una Procura in “stato di abbandono”, senza coordinamento effettivo delle indagini dei diversi sostituti, e insanabilmente spaccata all’esito della pubblicazione delle chat”.

Ascoltato l’1 dicembre del 2020, il procuratore della Corte di Appello di Bologna, Ignazio De Francisci ha detto di Mescolini: “E’ un collega cha ha fatto molto, probabilmente, ora non voglio dare giudizi che non mi competono, ma dal mio punto di vista non era, come molti di noi, mi ci metto pure io cosi’ non si offende nessuno, acculturato al cento per cento in tutta la complessa normativa dell’ordinamento giudiziario. E quindi magari ha avuto qualche, non dico scivolone, ma questa incertezza oppure qualche lentezza nell’affrontare i nuovi compiti che poi l’ha portato a questa situazione di obiettiva difficolta’ con le colleghe”.

L’audizione della Tinelli
L’avvocato Celestina Tinelli, ex presidente dell’Ordine degli avvocati reggiani e gia’ membro laico del Csm eletta in quota Ds, ha riferito alla commissione di aver ricevuto da un iscritto (l’avvocato Luca Tadolini, storico esponente della destra reggiana) un invito a sostenere la richiesta di dimissioni di Mescolini avanzata a Reggio da Fratelli d’Italia. Questione che fu accantonata come “estranea alle competenze dell’Ordine degli avvocati”. Per Tinelli, comunque, “da fuori non si percepisce una Procura se non imparziale sul piano proprio delle indagini che porta avanti. Noi avvocati sappiamo che nella Procura di Reggio spesso ci sono conflittualita’, ma ci sono state negli ultimi vent’anni”.

La difesa di Mescolini
Mescolini ha avuto modo di difendersi davanti alla commissione in due occasioni: il 22 dicembre e il 26 gennaio scorsi. Sulle chat con Palamara ha detto che non voleva essere trasferito subito a Reggio Emilia perche’ aveva le udienze del processo Aemilia in corso. Per questo aveva chiesto informazioni sulla calendarizzazione della sua pratica al plenum “che mai avevano assunto il connotato di pressioni”. Ha quindi ribadito che, tra l’altro, la sua aspirazione professionale non era quella di Procuratore capo a Reggio Emilia, ma procuratore aggiunto a Bologna.

Quanto ai suoi accusatori ha detto: “Un procuratore che si occupi solo delle pulizie, della manutenzione ascensori, che non metta becco nelle indagini o comunque nel ‘loro’ ordine, che non deve rispondere a nessuno: questo vogliono le dichiaranti”. La prima commissione del Csm, nel valutare la sua pratica, e’ stata pero’ inflessibile, ritenendo all’unanimita’ che Mescolini “non possa esercitare, in piena indipendenza ed imparzialita’, le funzioni giudiziarie requirenti, specie quelle direttive, nella sede di Reggio Emilia” (fonte Dire).