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Caso Mescolini, Forza Italia: “Reagite a sistema infernale”

Il senatore Aimi: "I magistrati non devono fare politica". Lunedì un presidio della Lega davanti al municipio. Il Carroccio: "Il sindaco chiarisca se è indagato anche lui"

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REGGIO EMILIA – Forza Italia cavalca l’onda della vicenda di Marco Mescolini, l’ex procuratore di Reggio Emilia trasferito dal Csm ad altra sede, che ha indagato negli anni scorsi due esponenti emiliani del partito degli azzurri: il reggiano Giuseppe Pagliani (assolto in Cassazione) e Giovanni Paolo Bernini, ex assessore della Giunta di Parma caduta per tangenti (per lui reati in prescrizione), entrambi coinvolti nel processo Aemilia contro la ‘ndrangheta in cui Mescolini conduceva l’accusa per la Dda di Bologna.

Due casi in cui gli accusati sono stati “prima autenticamente ‘torturati’, poi scagionati senza una sola parola di scuse”, sottolinea Enrico Aimi, senatore e coordinatore regionale di Fi in Emilia-Romagna. Con riferimento alle chat tra l’ex membro del Csm Luca Palamara e Mescolini, accusato per queste di connivenza col Pd (al magistrato e’ stato contestato anche di aver ritardato un’inchiesta sul Comune di Reggio), Aimi prosegue: “È questo il Sistema, spesso una macchina infernale. Ma non e’ cosa normale. Non e’ nemmeno normale che parte della magistratura coltivi fanaticamente idee e impegni politici”.

E proprio dal trasferimento di Mescolini, definito “una timida reazione”, per Aimi “bisogna ripartire”. La magistratura, afferma, £non e’ luogo in cui fare politica e celebrare vendette giudiziarie. Tanto meno un Ordine al servizio di ideologie e partiti politici. Ora non potra’ piu’ essere tutto come prima”. Con le rivelazioni del “sistema Palamara”, conclude insomma Aimi, “riteniamo che ce ne sia abbastanza per chiedere a tutti, giornalisti, avvocati, magistrati (la stragrande maggioranza dei quali sono autentici e imparziali servitori dello Stato), Forze dell’ordine e semplici cittadini, di vigilare su chi, sotto la toga, non difende leggi e ordine costituzionale, ma partiti o ideologie politiche. Di qualsiasi colore esse siano”.

Intanto il gruppo della Lega di Reggio Emilia, alle 13.30 di lunedi’, terra’ un presidio davanti al municipio sollecitando “chiarezza” sulla posizione del sindaco Luca Vecchi, “principale indagato” per il pm del Csm Nino di Matteo in un’inchiesta della Procura reggiana su alcuni appalti irregolari del Comune. Indagini risalenti al 2017 che si sono concluse per 26 persone, che potrebbero pero’ coinvolgere anche il primo cittadino. Vecchi ha gia’ fatto sapere di non aver ricevuto avvisi di garanzia e ribadito la sua fiducia nella magistratura.

Ma il Carroccio replica: “Non ci stiamo a questo silenzio. La citta’ di Reggio Emilia e i suoi cittadini meritano rispetto e chiarezza”. E ancora: “Abbiamo chiesto sin da subito parole nette e concrete da parte del sindaco per far cessare insinuazioni che minano la credibilita’ delle istituzioni democratiche di Reggio Emilia ed invece il sindaco si e’ trincerato in un silenzio assordante”. Per questo, “a meno di novita’ in queste ore chiediamo nuovamente che il sindaco prenda la parola lunedi’ in Consiglio comunale e spieghi la sua posizione e smentisca di essere indagato come invece ha detto Di Matteo”, concludono i consiglieri comunali leghisti.

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