Le rubriche di Reggiosera.it - Editoriali

La provocazione di Gani e il “bigottismo” di Reggio Emilia

L'errore è quello di confondere il prodotto artistico con la realtà e di realizzare un'erronea sovrapposizione fra quello che viene mostrato in quel video e quello che quei giovani sono

REGGIO EMILIA – Quello che turba delle reazioni al video del trapper Gani, in particolare da parte di buona parte delle forze politiche reggiane, è la visione dell’arte che ha chi dovrebbe essere parte del gruppo dirigente di questa città. Al di là della qualità di immagini e musica, su cui non ci esprimiamo dato che non siamo competenti, è necessario innanzitutto dire che “Homie”, questo il titolo del video e della canzone, è un prodotto artistico e, come tale, andrebbe giudicato.

Se qualcuno ha un minimo di dimestichezza con il genere Trap e Rap (chi non ce l’ha si può fare un giro sui video realizzati da questi musicisti su You Tube), può agevolmente constatare che gli stereotipi a cui si abbevera la clip di Gani ci sono tutti: violenza, armi, allusioni sessuali, sberleffi alle forze dell’ordine, soldi, droga etc..Questo significa dunque che tutti i giovani che compaiono nel video e in questi video sono tossici, violenti, spacciatori, potenziali violentatori e rapinatori? No. Significa che approvano una società di questo tipo? Anche qui la risposta che ci sentiamo di dare è no.

E’ più facile pensare che, attraverso questo tipo di immagini e di testi, Gani e altri trapper italiani vogliano mostrare che esiste, in certe periferie delle città italiane (e probabilmente anche nella nostra), un fenomeno di marginalizzazione sociale in grado di spingere i giovani a compiere atti di questo tipo. Fenomeno senza alcun dubbio potenziato dall’epidemia di Coronavirus e dalla conseguente dispersione scolastica.

L’errore madornale compiuto in questi giorni (eppure delle persone che si presumono dotate di una certa cultura stupisce che non siano in grado di capirlo) è stato quello di confondere il prodotto artistico con la realtà e di realizzare un’erronea sovrapposizione fra quello che viene mostrato in quel video e quello che quei giovani sono. Si sono cercate armi, droga e si è puntato il dito contro la mancanza di mascherine. Riflettete però su un fatto.

Secondo voi un artista che ha voglia di provocare (perché quel video è evidentemente provocatorio) si preoccupa del fatto di indossare una mascherina come un qualsiasi cittadino che sta andando a fare la spesa al supermercato? Vi poniamo la domanda in modo diverso. Si può giudicare un artista e il suo lavoro con un metro che è quello del buon senso, del rispetto delle regole e della diligenza del buon padre di famiglia?

Crediamo di no. Quello di Gani è un video volutamente provocatorio e dispiace che, nella città che si bea di slogan del tipo “la cultura non starà al suo posto”, si tenga un atteggiamento così bigotto e conservatore nei confronti un giovane trapper che, forse, ha solo voluto realizzare una sana e consapevole provocazione e che, appunto, non è stato al suo posto.

Paolo Pergolizzi