Coronavirus, spunta l’ipotesi di un ospedale da campo

Il direttore generale dell'Ausl, Cristina Marchesi: "Ce lo hanno proposto e noi abbiamo detto sì"

REGGIO EMILIA – “L’altro giorno ci hanno chiesto se eravamo interessati ad avere un ospedale da campo. Noi speriamo di non doverlo usare, ma abbiamo detto si’ perche’, anche se un ospedale da campo ti da’ proprio l’idea che non ce la si fa piu’, oltre questi numeri non ce la facciamo a comprimere la medicina non covid”. A dirlo il direttore generale dell’Ausl di Reggio Emilia, Cristina Marchesi, nel suo intervento di ieri sera nella riunione della commissione speciale sul covid istituita in Comune.

“Nella situazione attuale – prosegue Marchesi – non ne abbiamo bisogno, ma e’ una possibilita’ in piu’ anche perche’ l’ospedale da campo, se ce lo danno, ce lo danno con medici e infermieri di cui c’e’ sempre bisogno”. Per quanto riguarda la situazione nei sei ospedali della provincia, spiega Marchesi, i posti riservati ai pazienti covid sono 460 su una dotazione totale di 1.500 complessivi (circa un terzo). Di questi 365 sono occupati da ricoverati (la media e’ di 15 al giorno circa). I nuovi casi positivi di oggi risultano in diminuzione rispetto ai giorni precedenti (219 contro gli oltre 300 registrati di norma nell’ultima settimana) ma Marchesi assicura che domani si tornera’ a quel livello.

Due note positive riguardano invece i tamponi: da sabato, grazie ai test antigenici rapidi (500 al giorno quelli effettuati) sono state azzerate tutte le code per avere l’esito. A crearle erano state in particolare le richieste avanzate dai medici di medicina generale da cui erano arrivate anche 600 richieste al giorno. Adesso- ed e’ l’altro barlume di speranza- queste richieste si sono dimezzate. Marchesi invita pero’ alla cautela, considerando che le feste patronali di Reggio (ieri) e Guastalla (oggi) potrebbero far risalire il numero dei positivi.

“Ci siamo ancora dentro”, sottolinea. Il covid non risparmia infine gli operatori sanitari reggiani: “Tra i nostri dipendenti abbiamo 160 casi positivi, che per la maggior parte ha contratto il virus all’esterno. Se poi consideriamo che a questi si aggiungono anche 60 o 70 persone che restano a casa perche’ contatti stretti di positivi, a noi mancano ogni giorno 250 unita’ di forza lavoro” (fonte Dire).