Fondazione sport, Savino: “Impianti non a norma, non li apro”

Il direttore accusa il Comune con una lettera: "Anni di inadegutezze"

REGGIO EMILIA – “Anni di inadeguatezze strutturali sugli impianti, tra cui la non conformita’ a norme stabilite in materia di sicurezza”. E’ la pesantissima accusa che Domenico Savino, direttore della Fondazione per lo sport di Reggio Emilia (societa’ partecipata del Comune, ma distinta dall’ente) rivolge proprio all’amministrazione comunale. Chiamato in causa sulla attuale indisponibilita’ di molti impianti sportivi – soprattutto palestre – della citta’, il dirigente ne addossa in una lettera la responsabilita’ al Comune, definendo invece la Fondazione “una vittima”.

Poi, affermando di poterlo documentare, Savino sostiene di aver sollecitato almeno dal 2016 gli adeguamenti delle strutture, rimanendo a suo dire ignorato dagli uffici competenti di piazza Prampolini. “Come piu’ volte e inutilmente lamentato – dice – a questa Fondazione non e’ dato neppure di conoscere quali certificazioni siano presenti e quali no, sicche’ neppure si e’ in grado di valutare se gli impianti possano o meno restare aperti o debbano invece essere chiusi”. Al punto che “il Consiglio di Gestione della Fondazione ha dovuto affidare a terzi la ricerca documentale di atti che dovrebbero essere immediatamente forniti a richiesta”.

Il direttore e’ un fiume in piena: “Ancora oggi non si ha notizia di un serio programma di messa a norma degli impianti sportivi da parte del livello politico decisionale”. Un programma che, viene evidenziato, “in base a norme di legge non puo’ evidentemente essere considerato come opzionale, ma come urgente e necessario”. Savino rinnova pertanto l’invito al Comune ad assumere “ogni decisione necessaria per rendere conformi gli impianti sportivi in materia di sicurezza e salute”, sui quali informa di declinare ogni responsabilita’ per eventi che possano accadere al loro interno, riservandosi inoltre “di denunciare alle autorita’ competenti la persistenza di eventuali comportamenti omissivi”.

Il direttore, inoltre, promette di comunicare al Consiglio di gestione della Fondazione “l’eventuale chiusura degli impianti non a norma”. All’assessore comunale con delega allo Sport Raffaella Curioni, a cui riconosce il merito di essere stata “la prima e l’unica a prendere seriamente in considerazione il problema tra mille difficolta’ che il Covid-19 ha moltiplicato”, Savino chiede poi di spronare i suoi dirigenti per mettere a disposizione entro e non oltre il 24 gennaio prossimo tutta la documentazione in loro possesso, “onde poter verificare se e quali impianti possano restare aperti, quali possano e debbano essere chiusi, quali programmi di lavori necessitino e chi li debba programmare, finanziare ed attuare”. La proposta e’ poi quella di creare in futuro una piattaforma informatica su cui le societa’ sportive possano “caricare” in autonomia le autorizzazioni loro rilasciate.