Falso e abuso d’ufficio, c’è un’altra indagine in corso con 18 dirigenti indagati

Verte su incarichi incarichi assegnati in passato sulla base di un vecchio regolamento comunale, con modalità che sono state considerate "illegittime" dalla Corte dei Conti

REGGIO EMILIA – C’è un’altra inchiesta aperta, oltre a quella appena conclusa sugli appalti “pilotati”, che vede indagate 26 persone tra dipendenti comunali (cinque sono dirigenti tuttora in servizio nell’ente), consulenti e aziende locali, ovvero quella sugli incarichi assegnati in passato da 18 dirigenti comunali sulla base di un vecchio regolamento comunale, con modalità che sono state considerate “illegittime” dalla Corte dei Conti.

L’inchiesta era diventata di dominio pubblico nel febbraio del 2019, ma non è ancora terminata. Gli avvisi di fine indagine ai 18 dirigenti indagati non sono partiti perché è incardinata sul reato di falso e abuso d’ufficio su cui pende una riforma. Una “revisione” inserita quest’estate nel “decreto semplificazioni” che riduce la rilevanza penale del reato e che potrebbe cambiare i capi di imputazione, facendo anche uscire dall’inchiesta degli indagati. Si attende quindi, per l’avviso di fine indagine, la pubblicazione del decreto in Gazzetta ufficiale.

L’indagine
Ma vediamo in cosa consiste questa indagine. Si procede per falso e abuso d’ufficio relativamente a presunte violazioni in riferimento al regolamento del Comune, per l’affidamento di incarichi professionali, in cui sarebbero incorsi alcuni suoi dirigenti in carica nell’anno 2013.

Il caso era emerso sei anni fa, nel 2014, partendo da una mozione presentata dal Movimento 5 stelle su incarichi assegnati a dirigenti comunali – all’epoca si parlò di 14 persone – prima che si arrivasse alla loro nomina. Le 75 domande inizialmente pervenute da tutto il Paese per quegli incarichi erano state ridotte, fino a proporre al sindaco le rose di candidati, come prevede la legge, sulla base delle quali erano poi stati scelti i 14 dirigenti.

Gli esposti alla Corte dei Conti
Nel luglio del 2016 il Movimento Cinque Stelle aveva presentato due esposti alla Corte dei conti, per presunto danno erariale, relativi agli affidamenti degli incarichi esterni nel periodo dal 2008 al 2015 da parte dell’amministrazione comunale e relativi al controllo successivo di regolarità amministrativa sugli atti. Secondo quanto dichiarato allora dal capogruppo Ivan Cantamessi e dal consigliere Alessandra Guatteri, infatti, il Comune, come peraltro evidenziato poi dalla Corte dei Conti, avrebbe utilizzato un regolamento “illegittimo” per gli affidamenti che sarebbe stato sanato solo nel 2015.

Scrivevano all’epoca i pentastellati: “Già nel 2008 la Corte dei conti con la deliberazione 111/2008/G chiedeva al Comune di Reggio Emilia di modificare il proprio regolamento per l’affidamento degli incarichi esterni, in particolare l’articolo 2 comma 3 che prevedeva che per gli incarichi con importo inferiore a 100.000 euro si proceda con gara informale con almeno 5 preventivi. Il Comune di Reggio Emilia capitanato prima da Delrio e poi da Vecchi, si è guardato bene dal modificare il regolamento oggetto dei rilievi fino al 17 dicembre 2015 (cosa avvenuta in coincidenza con l’arrivo del nuovo segretario comunale)”.

La stessa Corte dei Conti a novembre 2015 scriveva nella delibera che “il regolamento relativo all’affidamento di incarichi esterni …..è illegittimo poichè esclude la previsione di procedura comparativa mediante emissione di avviso pubblico rivolto alla generalità degli interessati, adeguatamente pubblicizzato per un congruo periodo sul sito web istituzionale dell’ente (almeno 15 giorni)”.

Guatteri e Cantamessi aggiungevano all’epoca che “dal 2008 la Corte dei Conti aveva rilevato che “per l’assegnazione degli incarichi esterni è necessario prevedere una procedura comparativa per la valutazione dei curricula con criteri predeterminati, certi e trasparenti, in applicazione ai principi di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione sanciti dall’Articolo 97 della Costituzione”.

Gli incarichi assegnati
Gli incarichi che sarebbero stati affidati senza avvisi pubblici e criteri trasparenti come invece avrebbe dovuto essere ammontano a 2,7 milioni nel 2010, 1,9 nel 2011 2,5 nel 2012, 2.9 milioni per il 2013, 1,8 nel 2014 e 650.000 euro nel primo semestre 2015″. Ma non è finita qui, perché, come evidenziavano i grillini, “i problemi nella gestione degli atti e nel rispetto della legge per il nostro Comune non finiscono qui”.

Con un accesso agli atti i due consiglieri avevano scoperto che negli anni 2013, 2014 e nel primo semestre del 2015 “non sono stati effettuati i controlli previsti dalla legge 213 del 2012 e dal regolamento comunale dei controlli”. Secondo Guatteri e Cantamessi “gli art. 15 e 16 del regolamento dei controlli per il Comune di Reggio Emilia, prevedono che venga effettuato un controllo successivo di regolarità amministrativa sugli atti (determinazioni dirigenziali, di impegno di spesa, dei contratti e degli atti amministrativi) e/o dei procedimenti per verificarne la conformità rispetto alla regolarità, alla correttezza formale, alla affidabilità dei dati riportati. all’ottemperanza alle norme e ai regolamenti, alla conformità agli atti di programmazione. Tale regolamento è stato emanato successivamente e in ottemperanza a quanto previsto dalla legge 213/20132 che introduce i controlli di regolarità amministrativa e contabile che hanno l’obiettivo di garantire la legittimità, regolarità e correttezza dell’azione amministrativa. Si tratta di una garanzia per i cittadini”.

Gli ispettori del ministero in Comune
Si arriva poi al marzo 2017, quando gli ispettori del ministero dell’Economia e delle Finanze effettuarono accertamenti in Comune. Da quei controlli venne poi redatto a fine 2017 un verbale, oltre cento pagine nelle quali si parlava, fra le altre cose, di scorretta applicazione di alcuni incentivi ai dipendenti, dubbi sulle procedure di reclutamento di alcuni dirigenti di nomina anche fiduciaria del sindaco oltre a contestazioni sulla interpretazione di diverse norme e regolamenti. L’ente avrebbe dovuto presentare delle controdeduzioni entro 120 giorni spiegando le proprie scelte considerate errate quando anche illegittime. L’iter deve poi esser andato avanti visto che, in questi giorni, sono arrivati a 18 dirigenti comunali altrettanti avvisi di comparizione proprio in merito a queste vicende.

I dirigenti indagati
Fra gli indagati ci sono Massimo Magnani, dirigente dell’area competitività e Maria Sergio, moglie dell’attuale sindaco Luca Vecchi, dirigente del servizio pianificazione e qualità urbana, incarico poi lasciato nel 2014 dopo l’elezione del coniuge. Ora la Sergio lavora al Comune di Modena. E poi Giordano Gasparini, dirigente dell’area servizi alla persona, Santo Gnoni, del servizio legale, Luca Fantini, Laura Montanari e Lorena Belli.

Ma passiamo al passaggio della deliberazione della Corte dei conti che scriveva nel 2015: “Si evidenzia che il regolamento relativo all’affidamento di incarichi esterni è illegittimo, poiché esclude la previsione di procedura comparativa mediante emissione di avviso pubblico rivolto alla generalità degli interessati, adeguatamente pubblicizzato per un congruo periodo di tempo sul sito web istituzionale dell’ente (almeno 15 giorni)”. La delibera è datata 18 novembre 2015 (leggi qui).

Il Comune, guidato da Vecchi a partire dal maggio 2014, aggiornò il testo e la procedure poco dopo. Ma questo è avvenuto solo a sette anni di distanza da una prima segnalazione della Corte dei conti che, con una delibera del 2008 (e qui siamo in piena poca Delrio che ha guidato il Comune dal 2004 al 2013), aveva già messo nel mirino i profili di illegittimità nel conferire incarichi e consulenze esterne. Quello che è successo, sostanzialmente, è che le norme non sarebbero state rispettate dal 2008 al 2015 per quel che riguarda gli incarichi esterni.

La magistratura contabile ha deciso per la prescrizione, ma quella ordinaria ha invece optato per mettere nel mirino gli incarichi e le consulenze del 2013 quando il Comune era guidato da Delrio e poi, quando divenne ministro, da Ugo Ferrari. Sotto i riflettori dei magistrati gli affidamenti per importo sotto i 20mila euro che “escludono la previsione di procedura comparativa mediante emissione di avviso pubblico rivolto alla generalità degli interessati”. Dall’elenco degli incarichi conferiti nell’anno 2013 risultano oltre 500 affidamenti per un ammontare complessivo di quasi tre milioni di euro.