Caso Palamara-Mescolini, Forza Italia e Lega all’attacco

Il senatore forzista Maurizio Gasparri e il parlamentare del Carroccio Jacopo Morrone pretendono chiarezza sulla vicenda

REGGIO EMILIA – Non si placa la polemica politica nella nostra città sul caso Palamara-Mescolini. Il primo a intervenire è il senatore forzista Maurizio Gasparri che scrive: “Con una ulteriore interrogazione a Bonafede chiedo al titolare pro tempore dell’azione disciplinare se intende intervenire nei confronti del Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Marco Mescolini. Questo magistrato ha chiesto e ottenuto il sostegno di Palamara nel Csm per la sua nomina, con il metodo rivelato dalle chat e oggetto di richiesta di processo”.

Secondo Gasparri “il ministro deve valutare anche vicende precedenti, riproposte in questi giorni da organi di stampa. Nel 2013 l’Arma dei Carabinieri, aggiungendo ai propri atti di indagine anche rapporti dell’Aisi, chiese alla magistratura varie misure nei confronti di esponenti della sinistra emiliana, in relazione a rapporti con ambienti criminali della ‘Ndrangheta. La procura di Reggio Emilia si rivolse alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna che affidó i rapporti all’allora sostituto Mescolini insieme al suo collega Pennisi. Poi Pennisi fu rimosso dall’allora Procuratore nazionale antimafia Roberti, ora parlamentare europeo Pd. Stesso partito dei sindaci di Reggio Emilia Del Rio e Vecchi”.

Chiede Gasparri: “Bonafede vuole attivare una iniziativa disciplinare? Mescolini vuole rispondere in pubblico? Abbia un po’ di coraggio. Anche perché non molleremo la presa, visto che abbiamo il sospetto di un giro di favori a sinistra e di autentiche persecuzioni verso innocenti non di sinistra”.

Sulla stessa linea il parlamentare della Lega Jacopo Morrone che aggiunge: “Li potremmo chiamare i ‘misteri’ di Reggio Emilia. Fatti collegati al processo ‘Aemilia’ sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in regione e gli intrecci con la politica. Fatti che sono rimasti in ombra, nonostante il pm antimafia Roberto Pennisi (poi, guarda caso, non rinnovato nell’incarico alla Dda di Bologna) avesse approfondito i rapporti tra il partito democratico locale e i capi clan, secondo le segnalazione dell’Aisi (Agenzia di sicurezza interna). Più volte in questi anni inchieste giornalistiche si sono soffermate su questi rapporti anomali, su cui è stato calato un silenzio tombale”.

Continua Morrone: “Oggi il ‘mistero’ è stato riproposto da un approfondito articolo pubblicato dal Riformista. Crediamo sia indispensabile chiarire una volta per tutte se ci siano stati effettivi coinvolgimenti politici con i clan oppure si tratti di indizi senza fondamento. Di certo quanto emerso dal ‘caso’ Palamara e dagli storicizzati intrecci tra una parte della politica e una parte della magistratura potrebbe dare adito a sospetti e supposizioni. E non è un caso se il terremoto e gli scandali che stanno sconvolgendo la giustizia e la magistratura italiana sono, nei fatti, messi in sordina e silenziati dalla maggioranza dei media e dalle stesse Istituzioni”.