Coronavirus, ditta licenzia lavoratore invalido: la Cgil insorge

L'accusa: "Lo hanno sospeso dal lavoro perché sospettavano che avesse il coronavirus, ma, quando lui ha dimostrato di non averlo, lo hanno licenziato"

S. ILARIO (Reggio Emilia) – “Lo hanno sospeso dal lavoro perché sospettavano che avesse il coronavirus, ma, quando lui ha dimostrato di non averlo, lo hanno licenziato”. E’ la accusa che arriva dalla Cgil di Reggio Emilia su Bibo Italia Spa, azienda di Sant’Ilario che produce bicchieri e vasetti per lo yogurt. Protagonista della vicenda uno dei dipendenti piu’ fragili, unica fonte di reddito per la sua famiglia con moglie e due figli a carico, per di piu’ invalido civile assunto dal collocamento mirato.

Messo al corrente della situazione, il 4 maggio scorso, il lavoratore “ha comunicato prontamente all’azienda di non avere avuto il coronavirus, altrimenti lo avrebbe detto e ha consegnato un certificato medico che attestava il suo stato di salute”, riporta la Cgil. Infine, chiarito tutto, ha chiesto di poter riprendere il lavoro. A quel punto “nonostante il chiarimento reso in via ufficiale sulla inconsistenza della contestazione, l’azienda gli ha consegnato una lettera di licenziamento”, intimandogli di non presentarsi piu’ sul posto di lavoro fino a quando “non potra’ dimostrare di non avere contratto il covid-19”.

Ora “sono passate due settimane da questo evento, durante le quali abbiamo cercato di ricondurre la direzione di Bibo Italia alla ragionevolezza e a riconsiderare questa decisione che sicuramente non fa onore a chi l’ha presa”, continua la Camera del lavoro, secondo cui l’intento dell’azienda sarebbe stato quello di provocare ad arte “una situazione di conflitto nello stabilimento per assumere poi altre decisioni”. E di aver licenziato l’uomo “perche’, contro le sue aspettative risulta sano”.

Il sindacato fa sapere che “prima di avviare gli opportuni percorsi legali in difesa non solo del lavoratore interessato ma del futuro e della dignita’ di tutti gli altri dipendenti, auspica un saggio ripensamento che porti l’azienda a rivedere la sua posizione a partire dal ritiro del licenziamento”.

Nel frattempo e’ stato indetto uno sciopero di tre ore, i cui primi 90 minuti si svolgeranno nella giornata di venerdi’. Quello della Bibo non e’ il primo caso segnalato dalla Cgil di “licenziamenti pretestuosi” nel contesto dell’emergenza sanitaria. La Pregel, qualche settimana fa, aveva licenziato un delegato sindacale contestandogli, tra l’altro, di aver starnutito senza mascherina e non coprendosi la bocca con le mani. In quel caso il lavoratore, a seguito delle mobilitazioni e degli appelli politici che si sono succedute, e’ stato riassunto e assegnato ad altre mansioni.