Impianto a biogas, i comitati preparano petizione e ricorso al Tar

Via libera della Regione all'impianto che chiudera' il ciclo provinciale dei rifiuti reggiani, previsto in attivita' nel 2022, su cui Iren investe 54 milioni

REGGIO EMILIA – “Ambientalmente compatibile e autorizzabile” oltre che “impianto di pubblica utilita’”. E’ l’estrema sintesi della delibera di 438 pagine con cui la Regione, come anticipato da Reggio Sera, ha dato lo scorso 22 novembre l’ultimo via libera alla centrale “Forsu” di Reggio Emilia. Cioe’ l’impianto che chiudera’ il ciclo provinciale dei rifiuti reggiani, previsto in attivita’ nel 2022, su cui Iren investe 54 milioni per trasformare nell’area industriale di Gavassa (al confine con i Comuni di Correggio e San Martino in Rio) la frazione organica dei rifiuti e gli sfalci verdi in biogas, successivamente raffinato in biometano e in compost agricolo di qualita’.

Un via libera contro il quale i comitati ambientalisti di Reggio Emilia si preparano a dare battaglia. Oltre ad una petizione contro lo stabilimento in corso in questi giorni, stanno infatti valutando un ricorso al Tar.

La delibera regionale, in particolare, elenca una serie di prescrizioni da rispettare, ma osserva che “il processo integrato previsto in progetto costituisce una soluzione che consente il trattamento della forsu valorizzandola nell’ottica dell’economia circolare”. E sottolinea, come aveva fatto anche il sindaco di Reggio Luca Vecchi, che “nel corso della procedura, anche sulla base delle richieste avanzate dai soggetti competenti in materia ambientale, il progetto e’ stato adeguato prevedendo numerosi miglioramenti progettuali, utili per migliorare le prestazioni ambientali dell’impianto e aventi ricadute positive sugli effetti ambientali attesi”.

Ad agitare il sonno del Consorzio del parmigiano reggiano – che ha messo i suoi dubbi nero su bianco in un’osservazione – era la possibile incompatibilita’ del compost prodotto (circa 53.000 tonnellate all’anno) con le tecniche agricole previste dal disciplinare del “Re dei formaggi” sui campi della filiera.

Ma la Regione evidenzia che “il proponente Iren Ambiente SpA ha assunto l’impegno di inviare il compost prodotto dall’impianto all’esterno del comprensorio di produzione del Parmigiano Reggiano e nel contempo di istituire una commissione tecnico scientifica composta da esperti a livello scientifico e da Consorzio, Regione, Comune di Reggio ed associazioni agricole, al fine di effettuare un monitoraggio sul compost e sul suo utilizzo”.

Per quanto riguarda il trasporto del materiale proveniente dalla raccolta differenziata, che secondo i detrattori dell’impianto aumentera’ l’inquinamento, “dovra’ essere effettuato con mezzi chiusi e dovranno essere evitati lunghi stoccaggi che possano innescare fermentazioni odorigene e percolati”. Tali condizioni, viene raccomandato, “dovranno essere ben specificate nei contratti che la ditta proponente Iren Ambiente stipulera’ con le ditte che eseguono la raccolta del rifiuto organico”.

La verifica di ottemperanza spetta all’Ausl di Reggio Emilia. Sempre in merito al transito dei rifiuti in ingresso e dei prodotti in uscita dall’impianto Iren dovra’ garantire “sia direttamente con gli automezzi propri che attraverso apposite clausole e condizioni nei contratti stipulati con soggetti terzi, che i trasporti siano effettuati mediante un parco mezzi che abbia caratteristiche tali da consentire di minimizzare le emissioni associate al traffico indotto dall’impianto”. Fornendo inoltre ogni 6 mesi una relazione sui veicoli impiegati nel servizio.