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Elezioni regionali, “primum vivere deinde philosophari”

E' il motto latino a cui sembra essersi ispirato il governatore uscente Stefano Bonaccini che, per vincere, sta puntando tutto su un allargamento verso il centro. All'ex premier Renzi non andò bene: sullo sfondo il 25% di indecisi

REGGIO EMILIA – Il sondaggio Ixè per Cartabianca mostra che il governatore uscente Stefano Bonaccini raccoglie il 47,2% delle indicazioni di voto rispetto al 40,1% della candidata leghista. Se guardiamo invece, ai partiti, il centrosinistra raccoglie il 44% dei voti, nel suo complesso, contro il 41,9% del centrodestra.

Passando alle liste il Pd e’ al 29,4 mentre la lista civica di Bonaccini tocca il 7,8% davanti alle altre della coalizione di centrosinistra, che sono invece al 6,8%. Nel centrodestra invece la Lega e’ accreditata del 27,8% con Fdi al 7,9% e Forza Italia al 4,2%, più altri del centrodestra al 2%. Gli indecisi sono il 25%.

I sondaggi, come tutti sappiamo, vanno presi con le molle, ma da questa fotografia (simile peraltro ad altre che sono state scattate nelle ultime settimane) risultano chiare due cose. La prima è che Bonaccini, senza la sua lista personale, non potrebbe vincere contro la Borgonzoni e la seconda è che il voto degli indecisi diventa fondamentale e potrebbe giocare un ruolo chiave in queste elezioni.

Veniamo all’analisi della lista del presidente che tanto ha fatto discutere in questi giorni. Secondo indiscrezioni di stampa ad aiutare Bonaccini ad allestire questa lista sarebbero stati Gian Luca Galletti, vicino a Pierferdinando Casini, rappresentante del mondo cattolico e centrista, ex ministro dell’Ambiente nel governo Renzi e Gentiloni e Sergio Pizzolante, ex Uil, poi militante in FI e Pdl e ora neo esponente di Italia Viva.

E in effetti, nella lista “del presidente” sta trovando posto una galassia variegatissima del mondo politico esterno al Pd, civico e cattolico. Se guardiamo a Reggio, per esempio, è evidente come la candidatura di Carlo Fagioli discende da quell’area e, non a caso, al suo battesimo era presente l’ex deputato reggiano Renzo Lusetti, parlamentare più volte per la Dc che, negli ultimi anni, ha fatto la spola fra il Pd e l’Udc. Ma era presente anche la renziana Maura Manghi. Pure la candidatura della giornalista Stefania Bondavalli sembra mirare a prendere voti nell’area moderata di centro.

Ma quella reggiana è la fotografia di quello che sta accadendo un po’ in tutta la Regione dove molti dei candidati di Bonaccini sono uomini e donne di centro vicini al mondo cattolico e ad Italia Viva. Per vincere, quindi, il governatore uscente della Regione sembra replicare quello che fu lo schema, peraltro non molto fortunato, che cercò di applicare Renzi al Pd dirottandolo sempre di più verso il centro. All’ex premier non portò bene. Bisogna vedere cosa accadrà a Bonaccini.

I sondaggi indicano che solo con questo allargamento verso il centro, attualmente, il governatore uscente può vincere, ma non ci dicono quale sarà l’effetto di questo spostamento verso il centro nei confronti di quell’elettorato di indecisi. Il rischio, in effetti, è quello, come accadde al Pd di Renzi, di guadagnare voti al centro, ma perderne molti di più a sinistra.

Ci sarebbe poi da chiedersi, anche, se una strategia importante, ma complessivamente di corto respiro, come vincere le elezioni in Emilia-Romagna, non possa poi essere deleteria nel lungo periodo dato che molti elettori, sopratutto, di sinistra potrebbero non gradire certe candidature nella nostra Regione. Senza considerare che, se Bonaccini vincerà le elezioni, se le forze centriste saranno state fondamentali, sicuramente verranno all’incasso politicamente.

Di tutto questo, però, al momento al governatore uscente pare importare poco. Primum vivere deinde philosophari, sembra essere il motto odierno di Bonaccini.

Paolo Pergolizzi