Mafie, quando Coffrini definiva Grande Aracri “composto ed educato”

Il M5S: "A Piacenza una commissione per valutare lo scioglimento del Comune. Confermato legame fra 'ndrangheta e politica, Fdi espella l'arrestato"

REGGIO EMILIA – Avviare una commissione d’accesso prefettizia nel Comune di Piacenza, come “primo passo necessario per valutare l’eventuale scioglimento dell’amministrazione”. La richiesta arriva dai parlamentari emiliani e della commissione antimafia del Movimento 5 Stelle Maria Edera Spadoni, Davide Zanichelli, Maria Laura Mantovani, Gabriele Lanzi e Stefania Ascari, insieme all’eurodeputata Sabrina Pignedoli, alla luce degli arresti della nuova operazione contro la ‘ndrangheta “Grimilde” scattata questa mattina in Emilia.

In manette sono finite 16 persone tra cui Francesco Grande Aracri (fratello del boss Nicolino Grande Aracri gia’ condannato), i suoi figli (Paolo e Salvatore) e il presidente del Consiglio comunale di Piacenza Giuseppe Caruso, esponente di Fratelli d’Italia. Un arresto, quest’ultimo, che secondo Pigendoli mette in luce una volta di piu’ (dopo il maxi processo Aemilia in cui era coinvolto un esponente di Forza Italia) “i rapporti tra ‘ndrangheta e politica”. Aprendo pero’ anche a Bruxelles un nuovo capitolo di interesse comunitario nella lotta alla criminalita’ organizzata.

Secondo gli inquirenti, Caruso apparterrebbe infatti alla cosca con base a Cutro “gemmata” nel nord Italia e avrebbe favorito una truffa, in qualita’ di dirigente delle Dogane, per ottenere finanziamenti europei per l’agricoltura. “Una vicenda che come parlamentari europei dovremo approfondire: ricordo che sempre piu’ spesso le mafie cercano di mettere le mani sui fondi comunitari”, continua Pignedoli. Intanto i pentastellati si rivolgono direttamente alla leader di Fdi, Giorgia Meloni, reclamando l’espulsione immediata del piacentino dal partito. Questa la posizione della Meloni: “Finché non sarà chiarita la sua posizione, Giuseppe Caruso è sollevato da ogni incarico e non può essere più membro di Fratelli d’Italia”.

Quando l’ex sindaco di Brescello, Marcello Coffrini definiva Francesco Grande Aracri una persona “composta ed educata”
C’e’ poi un risvolto tutto reggiano nella nuova inchiesta della Procura antimafia. Francesco Grande Aracri e il figlio Salvatore, infatti, risiedono a Brescello, paese di Peppone e don Camillo, primo Comune emiliano-romagnolo sciolto per rischio di condizionamento mafioso sotto l’amministrazione del sindaco Marcello Coffrini. Proprio Francesco Grande Aracri, fratello del boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, che in passato era gia’ stato condannato a tre anni e sei mesi per associazione mafiosa, fu definito da Coffrini – non indagato – “uno composto, educato, che ha sempre vissuto a basso livello”.

Salvatore Grande Aracri, invece, nell’ottobre del 2014 partecipo’ invece in piazza a Brescello ad una manifestazione per sostenere lo stesso Coffrini, dopo le sue “uscite” sul boss, a cui Coffrini aveva replicato definendo “la storia della ‘ndrangheta un leitmotiv”. Ora “chissa’ se il parere di Coffrini e’ cambiato alla luce di questa operazione. Ma soprattutto, chissa’ cosa pensa l’attuale amministrazione, dal momento che e’ sempre stata vicina ai Coffrini”, domandano i 5 stelle. Ricordando che lo stesso padre di Marcello Coffrini, l’avvocato Ermes Coffrini, anche lui in precedenza sindaco della cittadina della bassa reggiana fino al 2004, fu il legale della famiglia Grande Aracri dal 2002 al 2006 per una causa al Tar di Catanzaro. Nel 2003 i suoi assistiti Francesco e Antonio Grande Aracri furono arrestati nell’inchiesta per mafia Edilpiovra (fonte Dire).