Brescello, ‘ndrangheta: arrestati Francesco Grande Aracri e i figli foto

Maxi operazione della Dda di Bologna: sedici in manette fra cui Giuseppe Caruso, esponente di Fdi, attuale presidente del Consiglio Comunale di Piacenza. Salvini: "Avanti tutta contro i clan"

BRESCELLO (Reggio Emilia) – Sedici arresti (13 in carcere e 3 ai domiciliari) della polizia in un maxi blitz contro la ‘ndrangheta in Emilia. Nell’operazione “Grimilde”, coordinata dalla Dda di Bologna, sono finiti in manette, tra gli altri, Francesco Grande Aracri, fratello più anziano del boss cutrese Nicolino Grande Aracri. La squadra mobile di Reggio Emilia ha eseguito il suo arresto nella casa già confiscata di via Pirandello a Brescello.

Con lui sono stati arrestati anche i figli Salvatore Grande Aracri e Paolo Grande Aracri, anche loro residenti in via Pirandello. In cella sono finiti: Giuseppe Strangio, Pascal Varano, Giuseppe Lazzarini, Antonio Muto, Francesco Grande Aracri, Salvatore Grande Aracri, Paolo Grande Aracri, Giuseppe Caruso, Albino Caruso, Claudio Bologna, Leonardo Villirillo, Francesco Muto, Domenico Spagnolo. Ai domiciliari, invece: Gregorio Barberio, Manuel Conte, Davide Gaspari.

Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Gli indagati, in tutto, sono 76 tra persone residenti a Brescello, Reggio, Poviglio, Gualtieri e Bibbiano, oltre che a Parma, Piacenza, Cutro.

Francesco Grande Aracri viveva a Brescello, paese noto per essere stato il primo, in Emilia Romagna, ad essere sciolto, a fine 2107, proprio per  le infiltrazioni della criminalità organizzata. Tra gli arrestati c’è anche Giuseppe Caruso, esponente di Fdi, attuale presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, ritenuto appartenente al gruppo mafioso operante nelle Province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Un centinaio le perquisizioni in tutta Italia, sequestri preventivi per circa 3 milioni di euro.

Caruso, presidente del consiglio comunale di Piacenza, esponente politico piacentino di Fratelli d’Italia e funzionario dell’Agenzia delle Dogane, sarebbe parte integrante, secondo gli investigatori, dell’organizzazione criminale. Secondo la Dda di Bologna (l’inchiesta è affidata al pm Beatrice Ronchi) il clan era attivo nel giro delle estorsioni, dell’usura e del riciclaggio che metteva in pratica grazie ad una fitta rete di insospettabili prestanome. Nel corso della nottata i poliziotti hanno anche eseguito una serie di sequestri preventivi. I sigilli della Stato sono stati affissi ad una serie di società, ad attività commerciali e del campo della ristorazione, e a diversi conti correnti bancari. Tra questi, alcune villette e una pizzeria a Brescello.

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Nell’operazione sono stati impegnati circa 300 agenti di tutti gli Uffici investigativi dell’Emilia-Romagna, del Reparto Mobile di Bologna, del Reparto volo Emilia-Romagna, del Reparto Prevenzione Crimine Emilia-Romagna e delle Unita’ Cinofile”. Sono inoltre “in corso di esecuzione, in varie citta’ d’Italia, anche 100 perquisizioni nei confronti di persone che, pur non essendo direttamente destinatarie del provvedimento restrittivo emesso dall’Autorita’ giudiziaria di Bologna, sono risultate, nel corso dell’indagine, collegate al gruppo ‘ndranghetistico operante in Emilia-Romagna”.

Salvini: “Avanti tutta contro i clan”
“Nessuna tregua e nessuna tolleranza per i boss. Avanti tutta contro i clan”. Cosi’ il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, commenta la maxi operazione contro la ‘ndrangheta in corso in Emilia-Romagna, che ha portato all’emissione di una serie di misure cautelari nei confronti, tra gli altri, di alcuni esponenti della cosca dei Grande Aracri e del presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. Da parte sua, ovviamente, Salvini tiene a ringraziare “le Forze dell’ordine, in particolare il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e la Squadra mobile di Bologna, e gli inquirenti” per l’operazione, che ha portato ad “un centinaio di perquisizioni in tutta Italia e arresti per associazione di stampo mafioso, estorsione, danneggiamento e truffa, con oltre 300 agenti sul campo”.

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