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Richiedenti asilo, lo stop di Salvini all’integrazione per alimentare la paura

Il nuovo capitolato di gara sui migranti vuole trasformare i gestori in parcheggi da cui i migranti usciranno senza nessuna possibilità di inserimento sociale

REGGIO EMILIA – Le cooperative reggiane hanno deciso di non partecipare al bando di gara indetto dalla prefettura per l’accoglienza dei migranti. Gestiranno il servizio fino al 30 giugno, data di scadenza del bando. Questo significa che, se non interverranno soluzioni alternative, dal primo luglio ci saranno 1.400 migranti nella nostra provincia senza più cibo e un tetto sulla testa. E’ probabile che anche altri soggetti, in Italia, seguano questo esempio.

Le cooperative hanno motivato la loro scelta contestando le condizioni economiche poste dal nuovo bando che ubbidisce alle disposizioni sul capitolato del ministero degli Interni che prevedono un massimo di 21 euro a migrante, contro i 35 precedenti. In questa situazione, secondo le coop, il ruolo di chi gestisce i migranti si riduce a “dispensatori di pasti in piatti e bicchieri di plastica” e di un letto “con lenzuole di carta da buttare”. Nulla più.

Di fatto significa trasformare questi soggetti in un parcheggio per migranti. Sarà sempre più difficile pagare affitti e utenze, se non in zone estramente degradate. Gli operatori sociali saranno ridotti al minimo e quindi non potranno seguire adeguatamente queste persone con tutte le loro problematiche. Non ci sarà una mediazione linguistica e culturale. Non ci saranno i soldi per i trasporti e quindi i profughi non potranno partecipare a corsi d’italiano, dato che questi non si possono tenere nei centri. L’Italia diventerà l’unico paese dell’Unione europea a non insegnare ai richiedenti asilo la lingua del paese ospitante.

Anziani, bambini, donne violentate e uomini torturati non avranno diritto a uno psicologo. Non si potranno spendere soldi per l’infanzia e per l’animazione dei bambini. Ma non è solo questo perché le cooperative sostengono che, con i 21 euro a richiedente asilo, non si riescono neanche a garantire le spese per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Ovviamente questa situazione porterà anche alla perdita di posti di lavoro di tutte quelle persone che oggi lavorano nel sistema dell’accoglienza.

La logica che sta dietro a queste disposizioni, strettamente collegate al decreto sicurezza del ministro Salvini, è purtroppo abbastanza evidente. Si vuole andare verso una deregulation sempre maggiore della gestione dell’immigrazione in Italia, spingendo sempre più immigrati verso la clandestinità (negando loro i permessi di soggiorno) e trasformando i centri di accoglienza in parcheggi dove i profughi attendono la loro sorte che, se sarà benigna, li scaravanterà in un mondo in cui non potranno integrarsi perché, nel frattempo, non avranno imparato una lingua e nemmeno un lavoro.

Tutto questo, ovviamente, senza riuscire ad espellere queste persone, perché è ovvio che la proposta delle 600mila espulsioni, sbandierate dalla Lega Nord in campagna elettorale, era ed è irrealizzabile.

Lo scopo è creare caos e paura, per alimentare una macchina della propaganda che deve portare gli italiani ad odiare i più poveri per distrarli da quelli che sono i veri problemi del paese e dall’incapacità di chi ci governa a risolverli. Come diceva qualcuno: “Quando milioni di poveracci sono convinti che i propri problemi dipendano da chi sta ancora peggio, siamo di fronte al capolavoro delle classi dominanti”.