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Scarpati: “Nave Diciotti, calpestato il diritto italiano”

L'avvocato e professore universitario: "Persone private della libertà per più di 48 ore. Lle procure territorialmente competenti applichino la legge"

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REGGIO EMILIAE’ con un disagio sempre crescente che seguo la vicenda della nave “Diciotti”, pattugliatore della nostra Guarda costiera, alla rada a pochi metri dalle rive italiane da una settimana. Sulla nave ci sono 177 persone, maschi e femmine, raccolti a mare nelle scorse settimane. Fra loro un numero consistente di minorenni: bambini che cercavano di entrare in Italia, alcuni accompagnati dai genitori, altri da soli.

Il personale della Diciotti ha agito, all’inizio dell’operazione, nel pieno rispetto della legge del mare e degli accordi firmati dall’Italia: c’era un allarme per persone che vagavano su imbarcazioni del tutto inadatte all’alto mare e che avevano bisogno di una operazione di soccorso che li togliesse dal pericolo di perdere la vita. Li ha salvati e li ha imbarcati.

Dopo di ciò, purtroppo, restiamo alle notizie dei giornali e alle dichiarazioni dell’improvvido ministro delle paure, Salvini. Perché, come legge e logica avrebbero voluto, le persone salvate dovevano essere indirizzate verso un vicino porto di sbarco. Ma qui l’intervento del Matteo nazionale che, visto che nessuno lo aveva avvertito dell’operazione, ha inibito lo sbarco dei naufraghi in un porto italiano, chiedendo l’intervento della Unione Europea per la previa suddivisione delle persone raccolte. Come noto non c’è nessuna regola che preveda ciò.

O meglio: lo prevedeva il documento votato dal Parlamento Europeo (con voto contrario dei parlamentari europei membri della maggioranza del nostro governo) che chiedeva una modifica delle regole della convenzione di Dublino. E, fra l’altro, dopo le sceneggiate del nostro governo nei mesi scorsi, che hanno trattato le Ong intente nelle operazioni di salvataggio al pari di malfattori e che, ma in Italia non lo abbiamo saputo, grave imbarazzo hanno causato al nostro paese, certamente pochi paesi hanno voglia di intervenire in una situazione che ci vede perdenti.

Infatti i 177 naufraghi sono su una nave della marina (militare) Italiana. Nelle settimane scorse il nostro instancabile ministro della paura ha sostenuto che le navi dell ONG fossero territorio degli Stati di cui battevano bandiera e che, di conseguenza, delle persone che avevano caricato ne fossero responsabili le stesse nazioni. La cosa non aveva una logica giuridica ferrea (si trattava di imbarcazioni di ONG, per definizione non governative, impegnate in operazioni di soccorso). Ma seguendo quella logica è difficile adesso spiegare che una nave militare italiana (cioè assolutamente governativa) non sia territorio italiano. E che le persone ivi presenti non siano a carico del governo italiano. Chi semina vento…

Ma le cose sono ancora più complesse: essendo che il ponte della “Diciotti” è certamente territorio italiano (per ciò che accade su quella imbarcazione si applicano le leggi italiane, militari o civili) su quella nave devono essere rispettate le leggi italiane. Che prevedono alcune norme specifiche. Ad esempio: che una persona possa essere privata della libertà solo su ordine di un giudice, ovvero, entro 48 ore dalla privazione della stessa, chi ne è privato debba essere presentato a un giudice che deve valutare se chi lo ha fatto ha agito nel rispetto della legge. Ed è innegabile che le persone su quella imbarcazione sono, al momento, private della libertà.

Ma ancora: decine (pare poco meno della metà) delle persone raccolte e imbarcate sarebbero minorenni. Nel 2017 (non tanto tempo fa) il nostro Parlamento ha licenziato la legge 7 aprile 2017, n. 47 (cd. Legge Zampa, dal nome del deputato presidente della Commissione infanzia che l’ha proposta) che prevede cose assai precise. La legge si applica al “minore straniero non accompagnato”: tale è il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’UE che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili.

Per loro la legge prevede il divieto di respingimento alla frontiera: cioè se consideriamo la nave extraterritoriale questi minori non possono essere lasciati sulla imbarcazione ma celermente condotti a svolgere le operazioni di frontiera, ovvero se consideriamo la imbarcazione territorio italiano, non si può impedire loro di scendere e dirigersi dove meglio ritengono, ovvero di ricevere protezione e indicazioni da parte del giudice minorile competente. Ed è proprio di ieri un comunicato della Presidente della associazione dei magistrati minorili che, gentilmente ma fermamente, protesta su ciò che sta accadendo su quella nave.

Infine: sulla “Diciotti” pesa la spada di Damocle dell’odioso ricatto che l’ineffabile Salvini ha lanciato all’Europa: se non vi prendete i 177 noi li rispediamo in Libia. Per intenderci: si tratta di una fanfaronata, giacchè la cosa non è possibile e soprattutto gli stessi militari della Diciotti si opporrebbero ad un ordine che non proviene dal proprio comando militare e che sarebbe visto come una aberrazione da parte di tutto il mondo dei giuristi e dei politici di ogni paese. Che fare?

Molto semplicemente: le procure territorialmente competenti applichino la legge. La Procura minorile di Catania chieda l’immediato rilascio dei minori e la Procura della Repubblica ordinaria chieda il motivo della restrizione a cui gli altri ospiti della nave sono sottoposti. E si applichino le leggi. Uno Stato è il suo diritto, il rispetto delle regole che si è dato e il rispetto della vita umana. Altrimenti non si chiama Stato, non è una nazione, ma un gruppo di malfattori.

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