Vigili indagati, i sindaci della val d’Enza: “Ci costituiremo parte civile”

Burani: "Per gli illeciti contestati, qualora confermati in sede di giudizio, il contratto di lavoro prevede il licenziamento"

REGGIO EMILIA – Rispetto ai capi d’accusa nei confronti dei due operatori della Polizia municipale della Val d’Enza, Tito Fabbiani e Annalisa Pallai, i sindaci della Val d’Enza si sono incontrati stamattina a Cavriago per una riunione di carattere straordinario al fine di valutare le azioni conseguenti. I sindaci confermano e ribadiscono il pieno sostegno all’operato delle forze dell’ordine e della magistratura”.

Dice il presidente dell’Unione, Paolo Burani: “Auspichiamo una rapida conclusione del percorso giudiziario, e confermiamo la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e della comunità, compatibilmente con il procedimento in corso, rispetto a dati e fatti a nostra disposizione che consentano di fare piena luce sull’accaduto. Con specifico riferimento all’utilizzo delle auto di servizio, dichiariamo che il parco auto del Corpo di Polizia municipale è dotato sia da mezzi visibilmente contrassegnati dallo stemma del Servizio che – per determinate esigenze operative – da mezzi non contrassegnati. Le verifiche effettuate confermano che l’utilizzo delle auto in dotazione è sempre stato puntualmente registrato dalla Centrale Operativa della Polizia municipale, costantemente presidiata da un operatore, con assegnazione nominativa che associa giorno per giorno gli automezzi agli operatori”.

E aggiunge: “Nella consuetudine, è vero che la Mazda CX3 (acquistata con caratteristiche specifiche per poter essere utilizzata anche in caso di interventi di protezione civile e con condizioni meteo difficoltose) veniva per ragioni di servizio prevalentemente utilizzata dal vicecomandante, come è vero che altri automezzi vengono prevalentemente utilizzati da altri dipendenti. Nulla di irregolare è risultato all’ente, prima delle comunicazioni dell’esito delle indagini della procura e dei carabinieri. Tale veicolo, come tutti i beni in dotazione al corpo, è stato acquistato a fine 2016 con procedure ad evidenza pubblica, con una spesa di 18.934,5 euro più IVA, per un totale di 23.100,09 euro e di fatto utilizzato dal novembre 2017”.

Burani precisa che “se le accuse apprese dai mezzi di informazione saranno confermate, non si faranno sconti a nessuno. E’ stata prima di tutto inoltrata alla procura la richiesta degli atti ufficiali. Via via che il quadro probatorio si andrà completando, si potranno valutare i provvedimenti da assumere. Per gli illeciti contestati, qualora confermati in sede di giudizio, il contratto di lavoro prevede il licenziamento. Il mancato rispetto delle norme e l’abuso di potere da parte di funzionari pubblici, tanto più se indossano una divisa, è un fatto intollerabile che danneggia i cittadini e l’ente che li rappresenta. Confermiamo pertanto l’intenzione, se le accuse verranno confermate in sede di giudizio, di costituirci parte civile e chiedere il risarcimento morale che si rende necessario a seguito di fatti di questa gravità”.

Dice Burani: “Vogliamo tutelare l’ente e soprattutto i tanti operatori della Polizia municipale che sono quotidianamente impegnati con dedizione e piena osservanza delle norme nel tutelare la sicurezza delle persone e del territorio. La loro immagine presso i cittadini, per i quali sono un importante punto di riferimento nella risoluzione dei problemi quotidiani, rischia di essere ingiustamente e gravemente danneggiata dal comportamento di pochi. Manifestiamo la nostra solidarietà agli operatori della Polizia municipale, che in giorni certamente non semplici continuano a prestare la loro attività con i consueti ritmi, particolarmente elevati nel periodo estivo. Certamente questa difficile fase, una volta fatta totale e definitiva chiarezza sui fatti, consentirà di proseguire con maggiore e rinnovato impegno nel perseguire i numerosi ed importanti obiettivi che attendono il Corpo”.

E conclude: “Con riferimento alla posizione della comandante, che ha pienamente collaborato alle indagini su Fabbiani e Pallai, precisiamo che non sono pervenute all’ente informazioni inerenti addebiti specifici a suo carico”.