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Infortuni in crescita nell’ultimo trimestre, i sindacati: “Dati inaccettabili”

Sono stati undici gli incidenti mortali nel 2017. I sindacati: "Mancano ispettori"

REGGIO EMILIA – In parte per l’effetto “riduttore” della crisi, in parte per l’azione sempre piu’ incisiva dei sindacati sul tema, in provincia di Reggio Emilia sono calati nell’ultimo quinquennio gli infortuni sul lavoro. I numeri restano pero’ in assoluto “rilevanti e preoccupanti” e per Cgil, Cisl e Uil ancora “assolutamente inaccettabili”.

Senza contare che nell’ultimo trimestre del 2018 c’e’ un rialzo degli incidenti lavorativi. Il quadro e’ fornito dagli esponenti delle segreterie confederali Valerio Bondi (Cgil), Domenico Chiatto (Cisl Emilia centrale) e Luigi Tollari (Uil) presentando le iniziative provinciali dell’1 maggio, festa dei lavoratori, dedicato quest’anno alla “sicurezza: cuore del lavoro”.

In dettaglio, a Reggio Emilia nel 2017 sono stati 10.950 gli infortuni denunciati di cui 6.500 riconosciuti. Le denunce di malattie professionali registrate sono state invece 1.212, delle quali 900 riconosciute. Ma di lavoro si continua anche a morire: dai dati Inail emerge che tra il 2012 e il 2017 sono avvenuti 94 infortuni mortali collegati a vario titolo al lavoro (11 solo l’anno scorso), mentre 26 “morti bianche” (5 all’anno, ndr) si sono verificate propriamente in azienda.

“Se negli ultimi anni ci sono stati dei miglioramenti questo e’ anche frutto della intensa attivita’ che i rappresentanti dei lavoratori stanno svolgendo a livello aziendale e territoriale”, sottolineano Bondi, Chiatto e Tollari. “Purtroppo nella nostra regione, proprio mentre si registrano segnali di ripresa produttiva, si assiste ad un calo drastico del numero degli ispettori della medicina sul lavoro a cui si accompagna una carenza strutturale dei controlli”. In linea con il trend regionale, anche nella provincia reggiana i controlli sarebbero diminuiti infatti del 7%.

Cgil, Cisl e Uil sottolineano inoltre che il tema della “cultura della sicurezza”, intesa anche come prevenzione che dovrebbe partire dagli investimenti degli imprenditori, si lega a doppio filo al nodo del processo produttivo. “Ad infortunarsi maggiormente – spiegano – sono i lavoratori precari e i giovani, a causa di una generale intensificazione dei ritmi di lavoro, del carattere temporaneo di molti lavori a termine e della discontinuita’ delle carriere nelle quali manca una adeguata formazione professionale dei soggetti”.

Ma aumentano i rischi anche per i lavoratori piu’ anziani “che sono spesso vittime di infortuni piu’ gravi e di patologie professionali legate alla gravosita’ del lavoro” e per le donne “in cui l’incidenza degli infortuni sta aumentando costantemente”. Non va trascurata infine, concludono i sindacalisti, “l’attenzione sulla programmazione della manutenzione degli impianti sui quali spesso si interviene solo per le riparazioni al fermo produttivo”.