Truffe on line e riciclaggio, l’ombra delle mafie

L'operazione Deep Impact contro il cybercrimine ha portato gli inquirenti a scovare collegamenti con la criminalità organizzata. Le Vlt sono spesso gestite dai clan: un giro da affari da 600 milioni nel nostro Paese

REGGIO EMILIA – Il mondo del digitale con la crescita del commercio online e l’aumento del numero “navigatori” ha moltiplicato le opportunità, ma di contro ha portato in pochi anni ad un aumento esponenziale dei cyber-crimes. Anche nella nostra provincia sono esplosi i reati informatici, specialmente micro-truffe a danni dei singoli. E’ di pochi giorni fa l’operazione “Deep Impact” dei carabinieri di Reggio che ha portato a smantellare un’organizzazione criminale prevalentemente femminile che, utilizzando vari espedienti, era riuscita a mettere a segno circa 500 truffe in quattro anni. Sei gli arrestati e 18 gli indagati per i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata, ricettazione, sostituzione di persona, uso indebito di carta di credito, estorsione e falso in atto pubblico.

L’operazione “Deep impact” contro le truffe online ha evidenziato come il gioco d’azzardo sia uno dei sistemi preferiti dai criminali per riciclare denaro sporco e immetterlo nel circuito legale. Le truffatrici incastrate dai carabinieri reggiani utilizzavano le carte ricaricabili tipo PostePay per farsi accreditare il denaro dalle ignare vittime, poi rapidamente ripulivano le somme utilizzando le slot machine di nuova generazione: le Vlt (Video Lottery Terminal), che rispetto alle vecchie macchinette hanno la caratteristica di essere collegate tra loro e con un server unico nazionale.

L’ombra della mafia
Le Vlt sono spesso gestite da clan vicini alla ‘ndrangheta e alla camorra, perché sono un modo molto comodo per riciclare denaro sporco. L’attività consente un giro d’affari pazzesco. Recentemente, nel marzo scorso, nella nostra provincia, c’è stata un’operazione della Procura di Potenza contro il gioco d’azzardo da cui i clan Grande Aracri e Martorano-Stefanutti guadagnavano 600 milioni all’anno. In provincia di Reggio sono stati 5 i bar perquisiti e 4 gli arresti. L’operazione si chiamava Ndragames. Gli indagati sono stati complessivamente 200 in tutto il territorio nazionale: i reati ipotizzati, a vario titolo, erano di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata e raccolta dei proventi illeciti del gioco illegale on line attraverso strumenti informatici e telematici. Inoltre, i carabinieri hanno sequestrato macchine da gioco e videoslot in circa 200 esercizi pubblici in ogni regione a eccezione del Trentino Alto Adige.

A Reggio Emilia sono stati quattro gli arrestati in provincia (tutti ai domiciliari). Gli inquirenti hanno lavorato per anni sui rapporti fra la cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone) e il clan Martorano di Potenza e, in particolare, sul business del gioco d’azzardo con circa 3mila macchinette piazzate dalla criminalità organizzata in tutto il Paese che fruttavano annualmente un ricavo stimato in 200mila euro l’anno per apparecchio, circa 593 milioni annui totali. I clan, secondo gli investigatori, avevano anche cercato “agganci” in tutta Italia per ripulire questa massa di denaro sporco.

Le tipologie di truffa
Le truffatrici individuate dai carabinieri con l’operazione “Deep impact” utilizzavano vari raggiri. Non avevano particolari doti di hacker né le capacità per provare a clonare le carte digitali di debito/credito, rubare i dati personali delle vittime né facavano “phishing”. Semplicemente sapevano raccontarla bene, utilizzando le bacheche dei siti di annunci di vario genere: il loro agire era la semplice traduzione nel mondo virtuale del rete del truffatore che bussa alla porta di casa spacciandosi per un addetto del gas.

La truffa più lucrosa era sicuramente quella degli annunci-esca di case vacanza “fantasma” per la stagione estiva o invernale: venivano pubblicizzati alloggi in località da sogno, quando la vittima iniziava la trattativa si fornivano credenziali apparentemente affidabili e si incassava la caparra (versata su carta PostePay). Invariabilmente, la “padrona di casa” spariva con i soldi e il malcapitato interlocutore si ritrovava senza soldi e con le vacanze andate in fumo. In alcuni casi è capitato che le vittime si recassero nella località di vacanza e qui, davanti alla “casa da sogno”, trovassero altre vittime disorientate.

Vi erano poi le false vendite di prodotti. Una variante era quella del “bagarinaggio” online, un fenomeno molto diffuso nonostante i sistemi di sicurezza sempre più sofisticati che vengono implementati dagli organizzatori, come nel caso del maxi concerto di Vasco Rossi al Modena Park. Biglietti per eventi sportivi, festival e concerti, proposti con vari pretesti (ad esempio, disgrazie famigliari che impedirebbero la partecipazione dell’evento il sedicente proprietario del biglietto che si vede costretto a cedere il ticket), sono una delle frodi più lucrose. E le “signore della truffa” avrebbero operato anche in questo ambito

Uno dei raggiri più biechi messi segno dalle cyber criminali era quello basato su falsi annunci di lavoro: offrivano posti da operaio in aziende inesistenti e in “cantieri fantasma”, promettendo in alcuni casi anche vitto, alloggio e trasporti qualora il “lavoratore” non risiedesse in zona. Poi, inesorabile, la richiesta di denaro: una somma da accreditare tramite PostePay e che sarebbe dovuta servire per la copertura assicurativa del dipendente e per espletare le formalità burocratiche relative all’assunzione. Una truffa resa ancora più odiosa dal fatto che colpiva persone già in difficoltà economiche, disposte anche alla trasferta pur di aggiudicarsi un posto di lavoro da manovale.

C’era poi la versione nostrana e un po’ ruspante della “truffa romantica”, di cui sono specialiste organizzazioni criminali nigeriani. La vittima pensava di aver trovato una ragazza sexy con cui poter trascorrere in allegria qualche ora. Ma lei era povera, oppure sposata con un marito che poteva scoprire la tresca se avesse notato ammanchi di denaro; così la vittima, tutto preso dall’eccitazione dell’incontro, pregustato in chat, anticipava i soldi per il viaggio alla donna tanto desiderata salvo poi rimanere a bocca e portafoglio asciutti. La Polizia Postale dell’Emilia-Romagna lo scorso anno ha ricevuto 146 casi di “sex-extortion”, in cui rientrano anche i casi in cui il criminale chiede denaro per non diffondere immagini “compromettenti” per la vittima

I coupon sono da sempre una jungla molto infida, con varie fattispecie di truffe che si appoggiano alla promessa di sconti e vendite a prezzi stracciatissimi di servizi tramite buoni online. L’organizzazione criminale “in rosa”, dopo aver “creato” ditte fittizie (di pulizie e di manutenzione di caldaie), lanciava offerte promozionali a cui si poteva accedere comprando il “coupon”. In alcuni casi, le abitazioni sono state davvero ripulite: da falsi addetti alle pulizie che si facevano aprire la porta con il pretesto del coupon.

La migliore difesa
La Polizia Postale, le associazioni dei consumatori e le amministrazioni comunali negli ultimi anni hanno moltiplicato le iniziative di sensibilizzazione e informazione dagli utenti della rete. Nei loro siti web sono spesso elencati i rischi connessi allo shopping online, con consigli per tutelarsi al meglio. “Districarsi nella rete” è il titolo di un ciclo di conferenze promosso a Reggio da Cisl Emilia Centrale, Anteas, Fnp Cisl Emilia Centrale, in collaborazione con il Siulp, il sindacato della Polizia di Stato. Il prossimo incontro (gratuito) si terrà martedì 21 novembre, alle ore 20,30 nell’auditorium del Centro congressi Simonazzi, in via Turri 55 in città.