Truffe on line, raffica di arresti a Reggio

I 18 indagati, responsabili di circa 500 truffe in tutt’Italia, avevano messo in piedi 6 tipologie di raggiri per un fatturato di centinaia di migliaia di euro

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REGGIO EMILIA – Oltre due anni di indagini, un pool ad hoc della Procura di Reggio Emilia e un “filo diretto” con le stazioni dei Carabinieri di mezza Italia. Tanto ci e’ voluto per incastrare la banda delle cosiddette “signore della truffa”, organizzazione con base nella citta’ del Tricolore che per anni ha raggirato – con i piu’ svariati sistemi – migliaia di persone. Un sodalizio criminale a conduzione quasi “familiare”, che vede le 18 persone indagate o arrestate legate da vincoli di parentela e, nel caso di un indagato, una parentela diretta con un esponente della Camorra.

A mettere fine alle condotte illecite, definite dal comandante dell’Arma reggiana, il colonnello Antonio Buda, “ignobili dal punto di vista morale oltre che legale”, sono stati questa mattina i Carabinieri che hanno eseguito decine di perquisizioni in Emilia Romagna, Piemonte, Basilicata, Lombardia e Campania, contro i membri della consorteria, tutti con precedenti e gia’ noti alle forze dell’ordine, ora accusati di associazione per delinquere, truffa aggravata, ricettazione, sostituzione di persona, uso indebito di carta di credito, estorsione e falso in atto pubblico. In particolare a Reggio Emilia, dove risiedevano i presunti capi dell’organizzazione, i militari hanno anche eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale su richiesta del pubblico ministero Valentina Salvi a carico di di 6 persone.

Gli arrestati. Antonietta Flaminio, 25enne originaria di Napoli, sottoposta ad obbligo di firma

Le porte del carcere si sono cosi’ aperte per Franca Ceglia 49enne originaria di Giffoni Valle Piana (Salerno) ma da tempo domiciliata a Reggio Emilia e il figlio 29enne Damiano Leone (originario di Scafati), collocati dalle indagini ai vertici assoluti della banda. In cella anche il 29enne Giorgio Barone orginario di Massa di Somma (Napoli). Scattano invece gli arresti domiciliari per la 53enne Vincenza Ceglia, sorella di Franca e la 28enne scandianese Erika Culeddu. A Scandiano risiede anche Antonietta Flaminio, 25enne originaria di Napoli, sottoposta ad obbligo di firma e dimora nel paese del reggiano.

Le tipologie di truffe utilizzate, anche on line erano in totale sei. Una era quella delle case vacanze in cui gli autori, a seconda della stagione invernale o estiva, inserivano centinaia di “annunci esca” di locazione per case-vacanza fittizie, facendosi poi accreditare le caparre su carte Postepay. Le trattative venivano condotte utilizzando i dati personali e i numeri di telefono sottratti a vittime di precedenti raggiri. Le persone truffate, a volte anche famiglie con disabili o anziani, si accorgevano dell’inganno una volta giunti a destinazione, incontrandosi qui insieme ad altre vittime e i reali locatari delle case. Altro metodo era quello di sfruttare la disperazione delle persone in cerca di occupazione.

Il sostituto procuratore Valentina Salvi con il colonnello Antonino Buda

I membri dell’organizzazione inserivano in rete innumerevoli di offerte di lavoro da parte di fantomatiche aziende interessate all’assunzione di operai per inesistenti cantieri in Italia e all’estero, promettendo di garantire ai neoassunti vitto, alloggio e accompagnamento sul posto di lavoro con autobus. In cambio chiedevano di versare, su apposite postepay, somme di denaro necessarie per i costi assicurativi e per le formalita’ relative all’assunzione.

Anche i sentimenti tornavano buoni per il profitto: attraverso contatti su chat di incontri online con fantomatiche avvenenti donne, le vittime venivano indotte a versare svariate somme di denaro su Postepay indicate dalla spasimante di turno, necessarie al viaggio con cui la donna avrebbe potuto raggiungere la vittima per un incontro amoroso e magari una futura relazione sentimentale. Altro sistema utilizzato soprattutto negli ultimi anni, era quello della creazione di fantomatiche ditte (pulizie, manutenzione caldaie), in realta’ inesistenti, per poi offrire offerte di coupon su note piattaforme di intermediazione online.

Decine e decine di vittime sono cadute nel raggiro, spesso subendo anche furti all’interno della propria abitazione aperta ai soggetti che dovevano svolgere il fittizio servizio acquistato con il coupon. Nelle tabaccherie di tutta Italia i truffatori si recavano per effettuare ricariche per migliaia di euro su Postepay proprie e di altri indagati. Al momento di pagare simulavano problemi con i bancomat (in realta’ privi di fondi) ed uscivano dall’esercizio promettendo di rientrare con il denaro necessario, per poi sparire nel nulla con la carta ricaricata.

Se l’esercente non si lasciava abbindolare, interveniva un complice a saldare il conto per evitare denunce. Il quadro dei raggiri si completa con la vendita di falsi biglietti per veri concerti, con un caso avvenuto proprio a Reggio Emilia “La parte piu’ difficile dell’inchiesta – spiega il pm Valentina Salvi – e’ stata ricondurre le singole truffe, che di per se’ avevano un valore irrilevante, agli stessi soggetti. Cosa che ha poi permesso di attestare l’esistenza di un sodalizio criminale, pienamente riconosciuto dal Gip”.

Erano senza pudore: “Denunciateci pure”
“Vai pure a denunciarmi tanto non mi prenderanno mai”. Cosi’ i membri della banda di truffatori attivi in tutta Italia da anni e con base a Reggio Emilia, stroncata oggi dai Carabinieri, schernivano alcune delle loro vittime. Le cose pero’ sono andate diversamente e quattro delle 18 persone indagate sono finite agli arresti, in carcere o domiciliari. Lo ha permesso un recentissimo orientamento della Corte di Cassazione, applicato per la prima volta in Emilia-Romagna nell’operazione dell’Arma, che riguardo alle truffe online riconosce l’aggravante della “minorata difesa”. Il principio cioe’ secondo il quale la “debolezza contrattuale” di chi in rete non ha la possibilita’ di verificare l’affidabilita’ del “venditore” e’ ritenuta un’aggravante delle stesse truffe. Questo ha permesso di di applicare misure cautelari anche per tali tipologie di reato, che altrimenti non sarebbero consentite. “Un valore aggiunto dell’operazione”, sottolinea Antonio Buda, comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Emilia.

I proventi ripuliti in slot
Il denaro che i truffatori seriali con base a Reggio Emilia e debellati oggi dall’operazione “Deep impact” dei Carabinieri ottenevano con i raggiri, veniva in alcuni casi subito “ripulito” attraverso le slot machines. Le somme versate dalle vittime sulle Postepay, a distanza di pochi minuti dall’accredito, venivano infatti ritirate e portate nelle sale slot, generalmente in Emilia-Romagna. Qui, una volta inserite nelle macchinette, potevano essere restituite tramite uno scontrino che ne attestava la provenienza regolare. Il meccanismo era stato denunciato anche dalla trasmissione televisiva Le Iene di Italia 1.

La nostra città dodicesima per le truffe on line
Reggio Emilia e’ al 12esimo posto in Italia per le truffe online. Lo evidenzia il comandante provinciale dei Carabinieri, Antonio Buda, citando i dati dell’ultimo rapporto su questa tipologia di reato. “Sono il futuro- aggiunge il comandante- sono molto seguite”.

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