Esposti di Scalzulli, la Finanza indaga per abuso d’ufficio

Sulla scorta degli esposti presentati, dal 2010 al 2017, dall'ex direttore del Catasto reggiano. Il deputato Pd Marchi: "Valuterò azioni legali"

REGGIO EMILIA – La Finanza sta indagando per abuso d’ufficio sugli esposti presentati, dal 2010 al 2017, dall’ex direttore del Catasto reggiano, Potito Scalzulli. Lo riporta la Gazzetta di Reggio. La deposizione dell’ex dirigente davanti al comitato enti locali della Commisione antimafie “ha fatto emergere particolari inquietanti in quello che e’ stato definito un vero e proprio ‘sistema’” secondo quanto hanno sosteuto il senatore e la deputata Luigi Gaetti e Giulia Sarti del Movimento 5 stelle, vice presidente e capogruppo in commissione Antimafia.

“L’audizione di Scalzulli – hanno detto i due – e’ avvenuta su proposta del Movimento 5 stelle con il consenso dell’interessato e della presidente della commissione Bindi”. In particolare, riportano i 5 stelle, “secondo Scalzulli esisteva una co-interessenza tra dipendenti del Catasto, tra cui anche chi ricopriva anche ruoli pubblici elettivi, e professionisti, finalizzata alla manipolazione delle rendite catastali (con conseguente diminuzione di imposte da pagare e minori incassi per il Comune di Reggio), che si sarebbe tramutato in consensi elettorali”.

Tutto questo, secondo la deposizione dell’ex funzionario, “nella completa tolleranza da parte dell’amministrazione comunale di Reggio Emilia, che nonostante fosse penalizzata dal punto di vista finanziario (incassando meno Imu-Ici) lasciava che tutto si potesse realizzare”. Scalzulli ha anche chiarito come fosse stato il deputato Maino Marchi (Pd) a spiegargli quello che poi racconto’ in un’intervista nel 2016 al ‘Resto del Carlino’, e cioe’ che il “sistema catasto fosse determinante per l’equilibrio politico di Reggio”

Le persone che ne beneficiavano – secondo quanto evidenziato da Scalzulli negli esposti – erano sempre le stesse. Un sistema finalizzato a favorire alcune imprese. Ed è per questo motivo che non solo al Catasto ma anche negli uffici urbanistica ed edilizia (in via Emilia San Pietro, nello stabile dell’ex tribunale) sarebbe stata sequestrata documentazione riguardante persone e imprese a cui si riferiscono atti depositati sia nell’uno che nell’altro ente. Gli inquirenti dovranno ora capire se questi atti sono stati confezionati grazie a persone compiacenti in Comune o in Catasto per avvantaggiare qualcuno e quali collegamenti possano eventualmente esserci con il processo Aemilia. L’ex direttore ha denunciato, tra le altre cose, di essere stato vittima di pressioni e minacce, anche mediante lettere anonime dove veniva accusato di aver commesso dei reati. Per quelle accuse presentò una denuncia per diffamazione, che però non ha portato a individuare il responsabile.

Marchi: “Valuterò azioni legali”
“Valuterò azioni legali nelle sedi opportune al fine di tutelare la mia integrità e reputazione da affermazioni e insinuazioni lesive della mia onorabilità”. È quel che ha scritto su Facebook il deputato Pd, Maino Marchi, tirato in ballo dall’ex dirigente del Catasto, Potito Scalzulli, che davanti al comitato enti locali della Commissione antimafia ha chiamato in causa più volte il parlamentare reggiano. Nella ricostruzione di Scalzulli, era stato Marchi a spiegargli che il “Sistema Catasto” fosse determinante per l’equilibrio politico di Reggio. Una ricostruzione che Marchi nega con forza, annunciando l’intenzione di passare alle vie legali. “Non ho mai pensato né affermato con nessuno che il “sistema catasto” fosse determinante per l’equilibrio politico di Reggio – replica Marchi – Considererei un matto chiunque lo pensasse. La politica, almeno per la comunità politica che rappresento, ha già dimostrato di essere in grado di reagire all’aggressione delle mafie e di operare per attivare gli anticorpi amministrativi e sociali al riguardo. Il ruolo del catasto io non l’ho mai teorizzato. Altri l’hanno fatto. Né ho mai negato sostegno alla azione del direttore del Catasto dicendo che sarebbero venuti meno 700 voti calabresi che facevano capo a Scarpino. È una invenzione allo stato puro di Scalzulli”.