L’allegra rimpatriata degli ex brigatisti da “Gianni”

Sabato scorso a Costaferrata, nel locale che 46 anni fa vide nascere le Br, si sono ritrovati a tavola numerosi protagonisti degli anni di piombo

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CASINA (Reggio Emilia) – “L’assassino ritorna sempre sul luogo del delitto”, dicono i poliziotti. E gli ex brigatisti non fanno eccezione a questa regola. La Gazzetta di Reggio riporta che un ristretto gruppo di ex brigatisti si ritrova da qualche anno al ristorante da “Gianni”, a Costaferrata, dove le Br nacquero nell’agosto del 1970. Una rimpatriata, come avviene fra vecchi amici, per ricordare i vecchi tempi, se non fosse che questi ex commilitoni hanno fatto parte di un gruppo armato che ha insanguinato l’Italia per almeno due decenni.

All’incontro, a cui hanno partecipato una cinquantina d persone tra cui anche parenti e giovani sui trent’anni, che lavorano per la cooperativa bolognese ‘Verso casa’, di cui si è occupata Mantovani e che lavora nel settore del reinserimento di detenuti, sabato scorso erano presenti i reggiani Loris Tonino Paroli, Roberto Ognibene, la sua compagna Nadia Mantovani, Lauro Azzolini con sua moglie, la sorella di Ognibene, Marina, e l’avvocato Vainer Burani, amico di molti brigatisti reggiani che ha difeso come legale. Tra i brigatisti venuti da fuori provincia, Antonio Savino, Raffaele Fiore e Piero Bertolazzi.

Ma vediamo, per i lettori più giovani, chi sono i reggiani che hanno partecipato a questa rimpatriata e gli ex Br venuti da fuori. Roberto Ognibene, 62 anni, è stato il più giovane dei brigatisti reggiani. Fu catturato fra il 14 e il 15 ottobre del 1974 dopo aver ucciso in una sparatoria il maresciallo dei carabinieri Felice Maritano. Allora aveva vent’anni e fu condannato  a 28 anni di detenzione per quell’omicidio. La sua compagna Nadia Mantovani, 66 anni, fu la compagna di Renato Curcio dopo la morte di Mara Cagol. Arrestata nel ’78 nel covo di via Montenevoso a Milano, fu condannata a 20 anni per  terrorismo, banda armata, sequestro di persona, rapina, associazione sovversiva. Entrambi si dissociarono dalle Br a metà degli anni Ottanta.

Loris Tonino Paroli, 72 anni, ha organizzato e partecipato all’evasione dal carcere di Casale Monferrato di Renato Curcio. Mai implicato in fatti di sangue, ha scontato sedici anni di carcere ed è libero dal ’91. Lauro Azzolini, 73 anni, fece parte dal 1976 del Comitato Esecutivo dell’organizzazione e svolse un ruolo importante nel processo decisionale e nelle scelte politiche prese dal gruppo terroristico nel corso del sequestro Moro. Arrestato nell’ottobre 1978 a Milano nell’appartamento di via Montenevoso, venne condannato all’ergastolo. Ha usufruito dei benefici previsti dalla legge e poi ha lavorato in una cooperativa che si occupa del settore disabili.

Antonio Savino, 67 anni, della colonna Walter Alasia di Milano, fu arrestato dagli uomini di Dalla Chiesa e ha passato 18 anni dietro le sbarre. Raffaele Fiore, 62 anni, diresse la colonna di Torino, fu presente a Roma in via Fani il 16 marzo 1978 all’agguato contro Aldo Moro e la sua scorta. Fu uno dei quattro brigatisti che spararono contro gli agenti e fu lui, insieme a Mario Moretti, che estrasse dall’auto Aldo Moro e lo trasferì sulla Fiat 132 blu pronta per la fuga. Fu condannato all’ergastolo. Non si è mai pentito e dal 1997 gode della libertà condizionale, confermata nel 2007. E’ ritenuto responsabile di almeno quattro omicidi fra cui quello del giornalista Casalegno. Piero Bertolazzi, partecipò al sequestro del giudice Sossi nel ’74, il primo delle Br, e fu catturato poco dopo e condannato a 14 anni.

Un gruppo di commensali di tutto rispetto, non c’è che dire. A dire la verità, però, non è la prima volta che gli ex Br si ritrovano da “Gianni”. Avvenne anche nell’estate del 2007 quando a Costaferrata la proprietaria della trattoria (che fra l’altro appartiene a una cugina di Loris Tonino Paroli) prese una prenotazione per cinque persone che conosceva bene. Erano Alberto Franceschini, il reggiano fondatore delle Br con Renato Curcio e due persone che sabato sera erano presenti, ovvero Roberto Ognibene e Loris Tonino Paroli. A questi si aggiunsero Paolo Rozzi del PD locale e Annibale Viappiani della Fiom. Si erano conosciuti a Reggio Emilia nel 1969 al famoso Appartamento di via Emilia San Pietro, sorta di incubatrice dei giovani estremisti reggiani, ma non solo.

Da sinistra Alberto Franceschini, Roberto Ognibene, Loris Tonino Paroli, Annibale Viappiani e Paolo Rozzi nel 2007 da Gianni a Costaferrata

Da sinistra Alberto Franceschini, Roberto Ognibene, Loris Tonino Paroli, Annibale Viappiani e Paolo Rozzi nel 2007 da Gianni a Costaferrata

I cinque partecipavano, in quei giorni, alle riprese del “Sole dell’Avvenire” di Gianfranco Pannone, un documentario che raccontava la genesi delle Brigate rosse nella nostra provincia. Ci furono delle polemiche, allora, per questa rimpatriata a base di lambrusco e salame. Il ristorante, fra l’altro, fu scelto, nell’agosto del 1970, perché era di proprietà di una cugina di Paroli ed era un luogo tranquillo ed appartato. Arrivarono un centinaio di giovani da tutta Italia che, dato che non ci stavano tutti da Gianni, furono mandati persino a dormire dal prete nella parrocchia di Paullo.

Due anni dopo arrivò la polizia da Gianni e si portò via il libro presenze dell’albergo. Era successo che Mara Cagol, che con il compagno Renato Curcio aveva partecipato a quella riunione, aveva spedito una cartolina a una sua amica di Trieste e la polizia era risalita a quel luogo. Peccato che quel registro servì a poco perché la Cagol, allora, si era offerta lei di compilarlo e ci aveva messo tutti nomi falsi. Quei giovani avevano lasciato su un tavolo lo schizzo di una stella a cinque punte, il futuro simbolo di un gruppo armato che avrebbe insanguinato l’Italia per i due decenni successivi. Gianni, a quanto pare, lo buttò via insieme al tavolo perché era vecchio. Il resto è storia…

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