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Parco Ottavi, il simbolo di una stagione finita

Il sindaco Vecchi ha definito il progetto "una cazzata storica". Il mondo coop e la politica sembrano oggi avviati su una strada diversa

REGGIO EMILIA – Un po’ come Fantozzi che, dopo infinite proiezioni di cinema d’autore impostegli dal suo superiore, sbottò con un “la corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca”, così il sindaco Luca Vecchi, abbandonando il suo stile understatement, ha definito il progetto del parco Ottavi “una cazzata storica”. Non ce ne ve voglia il primo cittadino per il paragone con il Fantozzi di Villaggio, peraltro grandissimo attore, ma è la prima volta che un rappresentante delle istituzioni chiama con il suo nome un progetto che, fin dall’inizio, per alcuni era stato considerato decisamente fuori scala ed eccessivo.

La Cmr acquistò il parco Ottavi, a cavallo fra gli anni novanta e duemila, da un privato a un prezzo giudicato da molti esagerato (altre coop edili furono contattate ma declinarono l’invito) per compiacere le smanie di espansione urbanistiche del duo Spaggiari-Malagoli che sognavano una città da 250mila abitanti. La battaglia infuriò quando ci furono le varianti in consiglio comunale, soprattutto da parte degli allora esponenti della Margherita preoccupati dell’impatto di questa Reggio 2, un nuovo quartiere urbano di duemila alloggi che doveva sorgere su 53 ettari di terreno in cui sarebbero andati a vivere 4.500 abitanti.

“Il piacere d’abitare” era lo slogan di quei tempi per convincere i reggiani ad acquistare casa a Parco Ottavi. Bisognerebbe chiederlo a chi vive ora intorno a quell’area abbandonata (ma alcuni ci abitano anche dentro) dopo il fallimento del progetto e dopo che la Cmr è finita in concordato che piacere è. Scriveva Legambiente nel 2012 fotografando perfettamente la situazione: “L’interruzione dei lavori ha lasciato l’intera area d’intervento devastata, con i principali elementi strutturanti incompiuti e inutilizzabili e la totale perdita della funzione agricola precedente. Solo alcune famiglie vivono oggi nei edifici completati, sperduti in mezzo al grande cantiere abbandonato; l’area del cantiere risulta oggi recintata e non accessibile e soggetta a un pesante stato di degrado”.

Il Parco Ottavi resta ora lì, a ricordo di una stagione finita, sepolta dalla crisi, ma soprattutto come ammonimento che deve essere utile per inaugurare una nuova stagione di rapporti fra mondo politico e cooperativo e un nuovo modo di concepire lo sviluppo della città. I segnali ci sono, perché buona parte del mondo coop sembra oggi andare in un’altra direzione imparando dagli errori del passato (vedi l’esempio di Sicrea), ma anche a livello amministrativo dato che la giunta Vecchi è impegnata in un importante piano di riconversione delle aree, da edificabili ad agricole, che se andrà in porto potrà aprire a una nuova stagione nello sviluppo della città.