La commemorazione dei Martiri del 7 Luglio 1960

di Francesca Chilloni

REGGIO EMILIA
– Sono passati esattamente 60 anni dai fatti di Reggio e la città ha ricordato i suoi cinque martiri. Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, uccisi dalla polizia durante una manifestazione in difesa dei diritti, della libertà e della democrazia.

Dopo tanto tempo, tuttavia, a causa di omertà ed depistaggi non esistono ancora colpevoli e mandati di quella strage. Quell’anno si era insediato il governo Tambroni,  monocolore democristiano con un appoggio determinante del Msi. Il timore del ritorno del fascismo provocò manifestazioni un po’ ovunque. A Genova (città medaglia d’oro della Resistenza) i disordini furono provocati dalla prospettiva che, proprio in luglio, vi si tenesse il congresso nazionale dei Missini; a Reggio a provocare le proteste fu l’annuncio che Giorgio Almirante, leader del Msi, avrebbe tenuto un comizio. Il giorno 7 la gente di Reggio era in piazza numerosa in concomitanza dello sciopero generale e la relativa manifestazione organizzata dalla Camera del Lavoro. Senza che la folla compisse atti di violenza, i celerini e i militari schierati iniziarono a sparare, provocando il terrore, un fuggi fuggi generale, vari feriti e i morti. Alcuni nomi si conoscono – da quelli del prefetto e del questore dell’epoca, a quello del parroco che tenne chiuse le porte della chiesa di San Francesco togliendo riparo alla folla. Ma nessuno è mai stato condannato.

Il ricordo di quei fatti e dei morti non è dunque solo retorica, ma l’ennesimo episodio della storia repubblicana in cui non si può fare vera Storia e vera Giustizia dato che le istituzioni per dare copertura ai responsabili non hanno messo la verità dei fatti davanti alla convenienza politica.

Martedì aReggio si è tenuto prima l’omaggio alle tombe dei Caduti da parte dei rappresentanti istituzionali, sindacali e delle associazioni partigiani, e la deposizione di una corona al cippo dedicato ai Martiri, in piazza si è svolta una laica processione lungo il percorso segnato Pietre d’inciampo  poste nei cinque punti di piazza Martiri del 7 luglio 1960, in cui i “giovani dalle magliette a strisce” furono colpiti a morte. Infine nei Giardini pubblici si sono svolti gli interventi del sindaco Luca Vecchi; di Ilenia Malavasi, vicepresidente della Provincia; Silvano Franchi, fratello di Ovidio, uno dei caduti; del giornalista Ezio Mauro e di Maurizio Landini, segretario generale Cgil.

Commemorazione Martiri 7 luglio 1960

Commemorazione Martiri 7 luglio 1960