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Mercato del lavoro e occupazione in Emilia-Romagna nel 2021

REGGIO EMILIA – Da sempre tra i territori più solidi del Paese, l’Emilia-Romagna si conferma anche nel post-pandemia come una delle regioni in ripresa più rapida. Non mancano però alcune criticità, come una leggera crescita dei livelli di disoccupazione. Diamo allora uno sguardo al quadro generale per la regione nel 2021.

Disoccupazione bassa ma in leggera crescita
L’impresa in Emilia-Romagna sembra in completa ripresa: le manifatture hanno prodotto nel secondo trimestre del 2021 il 20,1% in più rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Secondo Confindustria, si tratta di chiari segnali che indicano la fine della recessione legata all’emergenza sanitaria.

Passando all’occupazione, nel terzo trimestre gli occupati sono stati 2,01 milioni, con un aumento rispetto al 2020 di circa 50.000 unità. Non si è ancora tornati ai livelli del 2019, quando circa 44.000 persone in più avevano un impiego. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, con il 5,5% si nota un leggero aumento rispetto al 4,7% di un anno fa. Rispetto alla media nazionale del 9,6% si tratta comunque di cifre positive. Il tasso di occupazione è invece del 69,3%: ancora una volta la regione fa meglio rispetto alla media nazionale del 58,2%. Altra nota positiva è l’aumento dell’occupazione femminile, con 33.000 donne occupate in più rispetto al 2020. Questo indica che, tra i posti recuperati dopo la crisi, due su tre sono stati coperti da donne.

L’impatto positivo di infrastrutture e istruzione
Le condizioni in regione sono quindi ottimali per favorire ai giovani o a chi sia al momento senza impiego le opportunità per avvicinarsi al mercato del lavoro. Alla relativa stabilità economica si affiancano un buon accesso ai servizi e alti livelli di copertura internet, grazie ai quali è possibile trovare un maggior numero di opzioni per formarsi.

L’istruzione è infatti un altro fattore che dà forza all’Emilia-Romagna. La dispersione scolastica è scesa nel 2020 al 9,3% (contro il 13,1% nazionale): si tratta del livello più basso di sempre, in linea con gli obiettivi stabiliti dall’Unione europea. Ciò è dovuto in parte all’offerta diversificata e personalizzata in base alle preferenze degli studenti, e agli sforzi impiegati per l’accessibilità alle risorse educative. Oltre alle molte opzioni disponibili per quanto riguarda i percorsi universitari, poi, la regione incoraggia tutti i giovani a ottenere almeno una qualifica professionale per entrare con più facilità nel mercato del lavoro.

Il futuro è nel settore digitale
Tra gli obiettivi della regione per i prossimi anni spiccano quelli relativi a sostenibilità e innovazione, promuovendo iniziative a favore della digitalizzazione di servizi pubblici e privati. Può quindi essere una buona idea tenere a mente questi fattori quando si pianifica la propria formazione futura. Indirizzarsi verso una laurea STEM è di certo un investimento che ripagherà in termini di impiego e stipendio. Non è però necessario iscriversi all’università per sfruttare queste occasioni: per diventare programmatore web senza laurea esistono percorsi formativi mirati e intensivi di pochi mesi. Ad esempio, Aulab forma per la carriera di programmatore web full-stack con un bootcamp che insegna le basi di coding, gli strumenti del mestiere e le metodologie più richieste dai datori di lavoro. Imparando a programmare si aprono le porte a diverse carriere digitali per le quali c’è molta domanda, come quelle di esperto in cybersecurity, data analyst, oppure sviluppatore di app mobili.

Partendo da una situazione economica e sociale già vantaggiosa, l’Emilia-Romagna può quindi puntare a un futuro davvero innovativo per la società e per i cittadini. Sfruttando le opportunità giuste, avviandosi magari verso una professione digitale, è possibile trarre il massimo vantaggio da queste condizioni favorevoli.