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I tuoi segreti aziendali pubblicati in rete? Colpa dei Maze

L’allarme lanciato da Daniel Rozenek di Tekapp: “Si tratta di una evoluzione raffinatissima dei ransomware, per difendersi occorre la migliore tecnologia israeliana e tanta buona cultura informatica”

REGGIO EMILIA – In questi giorni stiamo sperimentando sulla nostra pelle come si evolvono i virus, come si diffondono e come espandono a macchia d’olio. Questo accade anche nel nostro mondo, nel mondo della cybersecurity, dove l’abilità di chi opera per prelevare dati e informazioni dai nostri dispositivi è così fine da garantire anche una naturale evoluzione del rischio, creando nuove insidie, sempre più intelligenti e raffinate. Oggi il malware si è evoluto. Conosce gli attuali sistemi di sicurezza e li elude.

L’ultima minaccia segnalata dall’osservatorio speciale per la sicurezza informatica ha posto in evidenza la presenza massiva di un nuovo soggetto nel mondo del crimine: i Maze. Stiamo parlando di una forma evolutissima di Ransomware. In questo caso non solo i nostri dati vengono presi in ostaggio, non solo occorre congelare le attività produttive e mettere mano al portafogli ma, alla fine della trattativa, i nostri dati corrono comunque il rischio di finire pubblicati in rete. Stiamo parlando di segreti aziendali, progetti tecnici, dati sensibili di dipendenti e clienti, operazioni bancarie e di tutto ciò che gradiremmo restasse riservato. La novità non è il solito criptaggio dei dati (che può anche non avvenire): stiamo parlando di una vera e propria estorsione.

Le tecniche utilizzate per infettare la rete sono le solite, per il 90% la pratica più utilizzata è quella della mail infetta, una comunicazione che giunge tramite posta certificata con le sembianze di una comunicazione ufficiale da parte di istituti di credito, enti ministeriali o uffici pubblici.

L’avaria è irreparabile dato che, oltre alla cifra da sborsare all’istante, il danno d’immagine e le relative controversie legali possono, nella maggior parte die casi, compromettere la vita stessa della piccola e media impresa vittima di questo potente attacco di ultima generazione.

“Prevenire è sempre meglio che curare, fornire una difesa in grado di respingere qualsiasi attacco informatico è impossibile e sarei uno sciocco a dirvi il contrario, ma difendersi con mezzi adeguati è possibile e costa molto meno che correre ai ripari una volta registrato l’attacco” così Daniel Rozenek, imprenditore italo-israeliano a capo di Tekapp, azienda con sede nel modenese specializzata in sicurezza informatica.

L’imprenditore, che in passato ha ricoperto anche il ruolo di presidente dei giovani imprenditori di Confimi, ha aggiunto: “I miei viaggi in Israele mi hanno permesso di portare in Italia nuove tecnologie, uniche nel loro genere, stiamo parlando di innovazioni che garantiscono un livello di sicurezza ineguagliabile. Io consiglio di utilizzare Deceptive Bites, software che riesce a scovare anche gli attacchi più sconosciuti e sofisticati, minacce che si manifestano con la metodologia dell’inganno proteggendo così l’azienda e le persone che ne fanno parte. Il mio consiglio è quello di valutare in maniera celere dei software che impediscano al ransomware di insidiarsi nella nostra rete poiché gli attuali sistemi di protezione non sono più sufficienti a garantire livelli di sicurezza dignitosi”.

Tekapp ha inoltre attivato un numero di emergenza che collega l’azienda-cliente ad una sala di controllo capace di stilare in poco tempo un quadro della situazione e di fornire un servizio di “sentinella” sempre attivo. Ricordiamo inoltre che Tekapp osserva appieno le norme del Protocollo israeliano di Sicurezza Informatica, norme che garantiscono livelli di sicurezza altamente elevati.

Articolo a cura di www.tgimprese.com