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Gianluca Lambertini (Washers): “Ecco perché ho aperto una filiale in Marocco”

L’imprenditore metalmeccanico, a capo della Washers, è uno dei primi a scommettere (per davvero) sulle opportunità suggerite dall’Internazionalizzazione

REGGIO EMILIA – Italiani, popolo di marinai e di esploratori. Passano i secoli ma la nostra gente non perde il vizio di ficcare il naso oltre i confini di casa nostra, piantando bandiere e facendosi volere bene anche lontano dal Belpaese. Dalle conquiste degli imperi passati, alle grandi migrazioni di massa verso il sogno americano per passare alle velleità più recenti. Oggi, la vera sfida che costringe il Made in Italy a fare le valigie si chiama Internazionalizzazione: non una moda passeggera ma una strada obbligatoria che anche le piccole e medie imprese emiliane devono intraprendere.

Non è facile, perché i mezzi sono esigui in confronto alle potenti amministrazioni delle multinazionali, ma nonostante tutto, con la celebre forza dei primi, il nostro comparto manifatturiero inizia ad affacciarsi su nuovi mercati abbracciando vittorie superlative. Uno dei Marco Polo di questa nuova tendenza è sicuramente Gianluca Lambertini, imprenditore modenese a capo della Washers, azienda di rilievo nel febbricitante mondo della metalmeccanica nostrana.

Lambertini, con coraggio e ambizione, oltre ad aver rafforzato il mercato interno, ha vestito i panni di ministro degli esteri e, con grande capacità manageriale, ha gettato le basi che hanno consentito a Washers di aprire una filiale autonoma e produttiva in Marocco, mettendo così le radici in quello che è uno degli stati più interessanti, dal punto di vista degli investimenti, del continente africano.

Abbiamo incontrato Lambertini per conoscere i dettagli e gli obiettivi di questa avventura imprenditoriale.

Lambertini, come ha fatto una piccola realtà modenese a trovare contatti e informazioni per aprire una filiale produttiva in Marocco?
Devo molto ad una bellissima iniziativa di Confindustria Modena, partecipai ad una missione organizzata dal dott. Davide Ansaloni, responsabile dell’Internazionalizzazione per l’associazione di categoria. Grazie a Confindustria mi recai in Marocco con altri 25 imprenditori emiliani, ciascuno di noi aveva a disposizione autista, traduttrice e un programma serrato che prevedeva 4 incontri al giorno, due al mattino e due al pomeriggio. Al termine della missione più della metà delle aziende iniziò subito a stringere rapporti commerciali con i mondi produttivi marocchini, io addirittura ho aperto una filiale di Washers in Marocco.

Cosa ti ha spinto a investire così tanto in una terra così lontana?
Amo il mio lavoro, ma a volte la burocrazia e i tempi d’attesa italiani ti fanno passare la voglia di fare business. In Marocco ho trovato una situazione favorevole, che aiuta e sostiene chi intende creare posti di lavoro. Il fisco non ti uccide, inoltre la monarchia locale è assolutamente a favore di questo sviluppo economico e si applica per accogliere e per dare strumenti utili agli imprenditori che, come me, intendono affacciarsi anche a nuovi mercati.

Qualche esempio concreto?
Il Governo è amico delle imprese: tassazioni agevolate per dieci anni, ricerca del personale veloce e concreta, ricerca e affidamento di strutture e capannoni. Stanno facendo di tutto per attrarre chi è in grado di creare posti di lavoro, perché capiscono che questo è essenziale per il loro sviluppo.

Inoltre la geografia premia il Marocco: è una porta facile e sicura dalla quale accedere al mercato africano
Politicamente è molto stabile, non ci sono disordini di nessun tipo e regna la più assoluta civiltà. Questo ha consentito al Marocco di diventare uno degli avamposti più sicuri per tutte quelle aziende europee che lavorano e collaborano col Corno d’Africa. Il Re ha creato infrastrutture importanti, strade veloci e spazi nei quali smistare merce o fare magazzino. Inoltre è una terra meravigliosa, con gente accogliente e con una grande cultura. Poter collaborare con loro è una delle mie più grandi gioie.

Come viene visto il prodotto estero in Marocco? Con quali paesi preferiscono fare affari e stringere accordi?
Non amano il prodotto cinese e la metodologia di commercio che spesso utilizzano gli imprenditori cinesi o asiatici. Amano il Made in Italy, con gli italiani amano trattenersi in lunghe chiacchierate. Ci riconoscono come imprenditori seri, siamo quelli della Motor Valley, dei prodotti unici al mondo. Molti di loro, quando mi chiamano per ordinarmi del prodotto, mi chiedono di portargli anche del Parmigiano Reggiano. Questo mi rende felice.

Governo amico, attenzione verso chi crea ricchezza e posti di lavoro, burocrazia agevolata, servizi veloci e gratuiti, infrastrutture nuove, Pil in crescita dell’11% su base annua. Eravamo la settima potenza industriale, oggi dobbiamo imparare da quello che fa (con tutto rispetto) il Marocco
In Italia la piccola media impresa e il manifatturiero è considerato il bancomat della politica. Senza una burocrazia più snella e senza una visione diversa rischiamo di vedere chiudere tante aziende di casa nostra. La metalmeccanica modenese è una delle migliori al mondo, forse non abbiamo eguali. L’abbiamo dimostrato nel tempo, con i nostri successi. Oggi siamo costretti a lottare con leggi e burocrazia che assediano i nostri uffici. Serve maggiore dialogo e maggiore semplicità verso i mondi produttivi. Se si ferma la piccola e media impresa si ferma il Paese.