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Delegazione israeliana a Reggio Children, la Cgil: “Annullate la visita”

Circa cento insegnanti ed educatori attesi al Centro Malaguzzi dall’11 al 16 ottobre. Il sindacato: “Un anno fa 25mila reggiani in piazza, serve coerenza”. Martedì assemblea pubblica al Desu

REGGIO EMILIA – Sale la tensione attorno alla visita di una delegazione di circa cento insegnanti ed educatori, in gran parte provenienti dagli Stati Uniti e in parte da Israele, attesa dall’11 al 16 ottobre al Centro Internazionale Loris Malaguzzi per un percorso di formazione legato al Reggio Emilia Approach. La presenza del gruppo sta provocando contestazioni e richieste di annullamento della visita.

A intervenire ora è anche la Cgil di Reggio Emilia, che chiede esplicitamente di cancellare l’appuntamento richiamando la grande manifestazione per Gaza che, esattamente un anno fa, il 3 ottobre 2025, portò secondo il sindacato 25mila persone nelle strade della città.

“Al di là del merito e dei contenuti della partnership – scrive la Cgil – esiste un tema di opportunità e di coerenza con la posizione che Reggio Emilia ha assunto con grande chiarezza nell’ultimo anno”.

Il sindacato lega la propria richiesta alla guerra a Gaza e alla situazione nei territori palestinesi. “Di fronte a decine di migliaia di vittime innocenti, tra cui un numero drammaticamente elevato di bambini, non possono esistere zone franche”.

Da qui la richiesta: “Chiediamo quindi che questa visita venga annullata. Reggio Emilia ha scelto da che parte stare. Lo ha dimostrato un anno fa con 25mila persone in piazza e lo ha ribadito in molte altre occasioni”.

Per la Cgil anche le relazioni culturali e istituzionali devono essere oggetto di una riflessione: “Chi si rende responsabile di violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario deve essere isolato. Se non si riesce a farlo sul piano politico ed economico, occorre interrogarsi anche sulle responsabilità e sulle relazioni sul piano culturale, diplomatico e istituzionale”.

La protesta dentro il mondo educativo

Ma la contestazione non arriva soltanto dal sindacato. All’interno del mondo educativo reggiano si sta sviluppando una mobilitazione contro la visita, con un’assemblea pubblica convocata per martedì 6 ottobre, alle 16,30, al Desu, il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane.

I promotori sostengono che alcune delle scuole ebraiche nordamericane coinvolte nella delegazione abbiano promosso negli anni iniziative a sostegno delle forze armate israeliane, comprese donazioni e incontri con militari. Anche le prime contestazioni pubbliche alla visita sono nate da queste accuse, che riguardano alcuni degli istituti partecipanti.

Per gli oppositori questo renderebbe incompatibile la loro presenza nei servizi educativi reggiani con il messaggio di tutela dei diritti dell’infanzia che caratterizza il sistema 0-6 della città.

“Riteniamo inaccettabile – scrivono – che le istituzioni educative della nostra città promuovano scambi con soggetti che sostengono il genocidio in Palestina”. La richiesta è quindi di interrompere la collaborazione con la rete di scuole coinvolta e cancellare la visita.

Il manifesto di Reggio Children

Nel frattempo, secondo quanto riferiscono i promotori della protesta, Reggio Children e l’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia avrebbero predisposto un manifesto da sottoporre alle realtà che visitano nidi, scuole dell’infanzia e Centro Malaguzzi, richiamando principi come dialogo, democrazia e pace.

Una soluzione che non convince chi contesta la visita. Secondo gli oppositori, infatti, sarebbe possibile sottoscrivere il documento senza prendere posizione contro le politiche del governo Netanyahu o le azioni dell’esercito israeliano.

Viene contestato anche il percorso attraverso il quale il manifesto sarebbe stato presentato ai collettivi di lavoro: secondo i promotori dell’assemblea, le decisioni sostanziali sulla visita sarebbero già state prese e il confronto rischierebbe quindi di trasformarsi in un modo per “contenere il dissenso”.

La polemica è destinata dunque a crescere con l’avvicinarsi dell’11 ottobre. Anche la Questura, secondo quanto riportato dalla stampa locale, sta seguendo la situazione mentre si ipotizzano iniziative di protesta nei giorni della permanenza della delegazione.

Per la Cgil il punto resta soprattutto politico e simbolico: “Le ambiguità non giovano alla causa del popolo palestinese. Anche piccoli gesti, quando assumono una forte valenza politica e simbolica, possono contribuire a tenere alta l’attenzione”.