L'editoriale
“Prima gli italiani”: a chi serve davvero la guerra fra poveri?
I commenti sotto la storia del settimo appartamento de La Nuova Luce raccontano un Paese sempre più incattivito. E mostrano quanto abbia fatto presa una narrazione politica che mette italiani e stranieri gli uni contro gli altri
REGGIO EMILIA – Ieri abbiamo raccontato una bella storia reggiana: La Nuova Luce di Maria Diletto ha inaugurato il settimo appartamento destinato a giovani immigrati che lavorano, hanno uno stipendio e possono pagare un affitto, ma spesso una casa non riescono a trovarla. Perché essere stranieri, in molti casi, significa incontrare una ulteriore diffidenza che per un italiano non esiste.
Eppure oggi trovare casa a Reggio Emilia è difficile anche per tanti italiani. La Nuova Luce prova a rispondere a questo problema. Da anni Maria Diletto dà da mangiare davanti alla stazione a chi ha bisogno, italiani e stranieri, e trova case grazie a proprietari reggiani che si fidano di lei. Una storia positiva. Ma sotto il nostro post sono comparsi commenti che fanno riflettere: “Bisogna aiutare prima gli italiani”, “E gli italiani pagano l’affitto”, “Se sei di colore vai avanti su tutto”, “Speriamo non per i delinquenti”, fino a un lapidario “Remigrazione”. Qualcuno ha persino insinuato che le associazioni lo facciano “solo per soldi”.
Ora, la difficoltà di molti italiani per arrivare a fine mese è reale e non va sottovalutata. Ma c’è una domanda che dovremmo porci: perché aiutare una persona straniera dovrebbe significare togliere qualcosa a un italiano? Se un ragazzo lavora, paga l’affitto e cerca una casa, il suo problema non è diverso da quello di un ragazzo italiano nella stessa situazione.
E qui entra in gioco anche la politica. Da anni una parte delle forze di centrodestra costruisce consenso sulla contrapposizione tra italiani e immigrati, sul “prima gli italiani”, sull’emergenza sicurezza, sull’idea che qualcuno stia sempre passando davanti a qualcun altro. Sicurezza e immigrazione sono temi legittimi e importanti. Ma diventano pericolosi quando vengono trasformati in una spiegazione universale del disagio sociale.
Perché una guerra fra poveri non risolve i problemi del Paese. Non abbassa gli affitti. Non aumenta gli stipendi. Non crea lavoro. Non costruisce case. Non migliora la sanità. Non rende più efficienti i servizi pubblici. Tutte cose che, anzi, potrebbero essere rese migliori se tutti gli italiani pagassero le tasse, ma questo, ovviamente, nessuno lo fa notare ai propri connazionali e nemmeno lo chiede ai politici e l’evasione continua. E allora viene da chiedersi se, qualche volta, alimentare continuamente la contrapposizione tra italiani e stranieri non serva anche a spostare l’attenzione. È molto più semplice indicare un “loro” contro cui prendersela che affrontare problemi complessi e responsabilità politiche.
Se un italiano non trova casa, il problema è l’immigrato che ne trova una? Se una famiglia non arriva alla fine del mese, il problema è chi riceve un aiuto? Se un giovane non riesce a permettersi un affitto, la colpa è di chi è arrivato dall’altra parte del Mediterraneo? No. È una falsa alternativa. Ci sono italiani in difficoltà e stranieri in difficoltà. Ci sono italiani che lavorano e stranieri che lavorano. Ci sono italiani che delinquono e stranieri che delinquono. E ci sono persone, italiane e straniere, che ogni giorno scelgono di aiutare gli altri.
Come Maria Diletto. La sua associazione non risolverà l’emergenza abitativa, l’immigrazione o la sicurezza. Ma ha aperto sette porte. E lo ha fatto mettendo insieme persone che hanno bisogno e persone disposte a fidarsi. Forse dovremmo ripartire da qui. Perché una società non diventa più giusta togliendo qualcosa a chi ha meno. E un Paese non si risolleva mettendo i poveri gli uni contro gli altri. La guerra fra poveri non risolve i problemi. Li nasconde. E c’è sempre qualcuno che, mentre noi discutiamo di italiani contro stranieri, ha tutto l’interesse a non farci guardare altrove.

