Marina Murgia da anni attende il riconoscimento della malattia nei Lea. Vive al quarto piano senza ascensore e ormai esce di casa solo per visite ed esami
REGGIO EMILIA – Mi chiamo Marina Murgia, ho quasi 66 anni, risiedo a Reggio Emilia, abito in palazzina al 4 piano senza ascensore. Lavoro in casa per quel che posso. Oltre alla fibromialgia ho altre patologie, ma e’ la fibromialgia che fa da amplificatore a tutto. Non esco piu’ se non per visite mediche ed esami. Quattro piani di scale strette e scomode. Per scendere metto un piede alla volta, ci metto un’eternita’. Per salire, al primo piano sono gia’ stanca.
Vorrei una casetta a piano terra, con poche scale. Altrimenti l’alternativa e’ restare chiusa in casa. Ho avuto fortuna con la diagnosi: un bravo reumatologo con una visita e i tender point ha capito subito. Ho scritto mesi fa al presidente Meloni per chiedere il riconoscimento. Non ho avuto risposta.
Noi malati abbiamo lottato per farci sentire. Con le nostre voci, i nostri atti, e con lo sciopero della fame a cui ho partecipato anch’io due volte e volentieri. Attendo dal 2017. Allora la fibromialgia non e’ stata inserita nei Lea. Altri anni persi per noi. Oggi chiedo per l’ultima volta, perche’ ho poche energie e questa e’ una malattia invalidante.
Chiedo al Governo, in primis al presidente Giorgia Meloni, di riconoscere la fibromialgia. Non chiedo un privilegio, chiedo la dignita’ di esistere. Non chiedo pieta’, chiedo di essere curata. Non voglio piu’ essere invisibile. Basta. Attendo con fiducia quell’ultimo atto, una firma che dica: esistiamo anche noi. Esisto anche io.
Marina Murgia – Reggio Emilia

